giovedì 28 marzo 2019

Luca Maciacchini - IMPARARE DAL TACCHINO



A cinque anni di distanza dal precedente disco "QUANDO ERAVAMO QUASI NEMICI"  ritorna con un nuovo lavoro l'amico Luca Maciacchini.
Il poliedrico artista varesino, cantautore, attore e scrittore per questo suo ritorno discografico confeziona un ottimo lavoro che dispensa in 11 nuove canzoni  40 minuti di musica "Geniale".
Il disco precedente ci era piaciuto molto e gli avevamo dedicato un numero della "nostra versione" express de IL TONNUTO. Ma è tutta la vicenda artistica di Maciacchini che ci ha, da sempre, appassionato e l'abbiamo seguita lungo la nostra rotta "tonnuta" anche con una bella intervista che, se volete, potete rileggere sul nostro sito web www.iltonnuto.it.
Il titolo di questo nuovo album prende spunto da una citazione del filosofo-matematico statunitense di origine libanese Nassim Taleb, contenuta nel saggio "Il cigno nero", in cui l'esperto di matematica finanziaria affronta il tema della sfiducia nelle statistiche e nelle consuetudini.
Taleb sostiene la sua tesi ricorrendo a un'efficace metafora zoologica: il tacchino, amorevolmente nutrito e cresciuto per molti giorni dal suo allevatore, si sentirà amato e si fiderà di lui, non immaginando che l'obiettivo del padrone è ingrassarlo e poi ucciderlo per servirlo su una tavola imbandita, magari proprio per il "Giorno del Ringraziamento".
Caratteristica principale e filo conduttore di tutte le canzoni del disco è il classico "humor all'italiana", che da sempre è proprio di Maciacchini che è compositore capace di trattare nei suo testi temi di stretissima attualità proponendoli al pubblico con la "pesante" leggerezza di una intelligentissima satira.
E su tale filo conduttore si pone anche la scelta della copertina del disco che è tratta da un'altra citazione letteraria: Maciacchini, fotografato di profilo, guarda negli occhi il tacchino nella speranza di apprendere utili lezioni di vita dall'inconsapevole volatile, avviato per eccesso di fiducia a un destino tutt'altro che invidiabile. Lo scatto è un richiamo ironico all'immagine del poeta e scrittore Eugenio Montale assorto nella contemplazione di un'upupa, a cui OSSI DI SEPPIA ha dedicato "Upupa, ilare uccello calunniato".
Tutte le undici tracce del disco sono state composte per testi e musica dallo stesso  Maciacchini che già in passato, in occasione dei lavori precedenti, ho accostato, per sensibilità artistica e vena letteraria a  Grandi Maestri come Nanni Svampa e Giorgio Gaber, giusto per citarne due dei più simili al suo modo di intendere la canzone o, forse meglio dire, il "teatro-canzone", ossia quello "spazio indefinito"  dove l'arte del saper scrivere e cantare si associa alla straordinaria capacità di interpretare con la mimica del viso e del corpo i testi stessi delle canzoni.
Già dall'iniziale GENIALE la rotta satirico-ironica del disco è tracciata  e la seguente IL SONDAGGISTA, che mette alla gogna i sondaggi fatti più a fini propagandistici che non statistici, conferma che il cantautore varesino è in gran forma, e che la sua penna non fa sconti a nessuno. 
DISGIOCHEI è canzone molto "radiofonica" mentre C'HO L'AMICO mette alla berlina i finti rapporti di amicizia spesso conditi da scarsa sincerità e da molto disinteresse.
Col brano seguente, UNA FOGLIA  si cambia, momentaneamente, registro e la canzone, che tratta di un tema "spigoloso" come la violenza sui minori, è tratteggiata da Maciacchini con tenuti note ed  è tra le più poetiche e toccanti del disco che è ispirato da una storia vera. Sublime.
INDIPENDENTI riprende la vena di pura ironia che caratterizza i primi brani del disco. In questa ballata il cantautore varesino prende  di mira la politica, i suoi costumi (o meglio, malcostumi) e le sue poco etiche "usanze". Pura Satira in  Maciacchini Style.
Luca ne ha per tutti, e così in CRETINO A SFERA  a finire nel mirino sono gli eccessi (in tutti i sensi) che circondano il mondo del calcio.
Nel brano  UN AMORE SENZA OLIO DI PALMA   si  racconta di naturisti e vegani e, anche in questo caso, non mancano gli spunti di riflessione.
A PODI MINGA PARLA' MAL DE LOR  riporta Maciacchini a stretto contatto con il suo dialetto che, nei primi anni della sua vicenda artistica, è stato parte importante della strada lungo la quale ci siamo incontrati.
SIAMO I CUCCHIAI  è un brano tutto dedicato alla fede negli ideali che era propria delle generazioni che hanno preceduto la nostra. Un inno a quei "cucchiai di legno" che scavano nella memoria per riesumare i valori "propri" della misura con cui si valuta un uomo: fiducia e speranza. 
Chiudi il disco il breve monologo LA TEORIA DEL TACCHINO.
Riassumendo, ciò che esce chiaro dai solchi di queste canzoni, la teoria del tacchino,  è lì, come un monito per tutti noi: senza fidarsi ciecamente di tutto ciò che ci viene proposto dalle persone e dai media dobbiamo arrivare a trovare un nostro "centro di gravità permanente" (per citare il Maestro Siciliano) che ci permetta di riflettere e ponderare ogni cosa con attenzione.
Gran bel lavoro quello di Luca Maciacchini. 
Disco inspirato. 
Disco Intelligente.

























sabato 12 gennaio 2019

Fab - MAPS FOR MOON LOVERS



MAPS FOR MOON LOVERS è il nuovo disco mandato alle stampe dal cantautore Fabrizio Squillace detto FAB.
Dopo l'esordio, datato 2014, con l'ottimo BLESS  il cantautore di origine calabrese ritorna con un nuovo lavoro ed è, decisamente. un gradito ritorno.
Il suo nuovo disco contiene otto nuove canzoni per poco più di mezz'ora di un "sano"   rock di stampo cantautorale suonato in maniera egregia e che regala belle sensazioni.
Nelle canzoni di FAB si trovano testi di profonda analisi socio-esistenziale al crocevia dove queste tematiche, che offrono profondi spunti di riflessione, si incrociano con una ricerca musicale tutt'altro che scontata.
Vi è molta sperimentazione dentro al tappeto musicale che si svolge lungo le tracce di MAPS FOR MOON LOVERS. 
L'utilizzo di suoni elettronici, batterie elettroniche  e ampliamento della gamma di distorsioni sonore sempre   alla ricerca di una nuova via attraverso la quale giungere alla "luna"  conferiscono a questo disco un fascino del tutto particolare.
Pur non essendo, il sottoscritto, un amante della musica "virata" all'elettronica devo inchinarmi all'assoluto fascino delle sperimentazioni sonore "osate" da FAB in questo disco. Il loop elettronico  creato con il MicroKorg  che si trova all'inizio del brano SHOREDITCH GIRL è,  per esempio, una di quelle "esperienze sonore" che si fanno apprezzare, indipendemente dal proprio "credo musicale".
Tra le "perle" del disco  segnalo SONG FOR MOON LOVERS brano che, ispirato ad un verso di una celebre canzone di Leonard Cohen ANTHEM  "c'è una crepa in ogni cosa, è da lì che filtra la luce." , raggiunge il cuore di chi ascolta in un baleno.
Tra le mie preferite,  dopo ripetuti ascolti, vi è  poi, imprescindibile, THE SAME FLOOR, canzone che narra di un incontro casuale voluto da un'antica profezia, là dove il tempo scandito sulla "terra" si incrocia con il tempo scandito dall'Infinito. Stupenda.
Splendono di luce propria anche THE LAZY ONE, HOW HIGH IS THE MOON che racconta del lato "oscuro"  dell'amore, la già citata SHOREDITCH GIRL, COLORS e MINUTEMAN.
A chiudere il disco vi è una sorta di "ninna nanna elettronica" che racconta del dramma dell'immigrazione visto dagli occhi di un padre che racconta alla sua bambina  le storie di quella gente che  attraversa il mare alla ricerca di un "posto sicuro" sfuggendo a guerre e miserie: SLEEP  è la canzone che è stata scelta per girare un video con la regia di Hedy Krissane, regista di origini tunisine. Il video, girato sul litorale Briatico in Calabria, è stato proiettato al Magna Grecia Film Festival di Catanzaro ottenendo ottimi riscontri di critica e pubblico.
Tirando le somme, questo MAPS FOR MOON LOVERS, si può definire una "sorta" di "Tom-Tom" delle nostre, comuni, vicende umane che attraverso la penna ispirata di FAB e la sua sperimentazione musicale ci regalano, nei fatti, una via per arrivare alla luna ... tra accenni di profonda arte cantautorale e una musica che, in più ascolti, mi ha riportato alla mente i lavori dei "primissimi" R.E.M.
Disco illuminante.




(FAB - THE SAME FLOOR)





(FAB - SHOREDITCH GIRL)







domenica 25 novembre 2018

Marco Cantini - LA FEBBRE INCENDIARIA



"Dedicato alla memoria di Claudio Lolli, immenso artista e poeta".

Con questa dedica si chiude il libretto coi testi allegato a questo LA FEBBRE INCENDIARIA, terzo (magnifico) album del cantautore toscano Marco Cantini.
Tanti anni fa, dieci per essere esatti, passammo con gli amici Caterina e Lino  un mezzo pomeriggio a parlare di musica e di vita con Claudio Lolli. 
Ora questi amici si sono sicuramente  ritrovati insieme , da qualche parte,   più in là del nostro tempo e mi piace pensare che la buona musica possa arrivare anche là ed allora è certo che al Professor Lolli questo disco di Marco Cantini piacerà un sacco.
Non solo perchè progetto artisticamente molto valido, ma proprio perchè, per sensibilità artistica il contenuto di questo "concept album", liberamente ispirato al libro LA STORIA di Elsa Morante, lo trovo vicino ad un certo modo di intendere il "mestiere" del Cantautore che era proprio del Professor Lolli.
Cantini mi aveva già notevolmente  impressionato, un paio di anni fa,  con il suo precedente lavoro SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO e con questo nuovo progetto, il ragazzo toscano si conferma un validissimo Cantautore.
Mettere in musica le storie tragiche e così cariche di forte impatto emotivo che vengono tratte dal romanzo della Morante non era certo un lavoro semplice, anzi, tutta "roba" da maneggiare con estrema cura. 
Ma Cantini non è un "tipo comune": lo si era già intuito nei solchi del precedente lavoro.
Ha una sensibilità particolarmente adatta ad accostarsi ad Opere che sono, in partenza,  più grandi di lui riuscendo poi a riportarle in musica in maniera impeccabile sia per scelta dei testi sia per le sonorità raffinate e mai banali con cui riveste i medesimi testi.
LA FEBBRE INCENDIARIA è un disco che fa rivivere personaggi letterari e accadimenti che sono parte della nostra Storia e che Cantini trattegia in modo superbo. 
Ida, Useppe, Davide e i tanti altri personaggi de LA STORIA rivivono in queste quattordici  canzoni e così, se da un lato,  chi ha letto il libro,  ritroverà esattamente le atmosfere ed i volti ivi contenuti, chi non l'ha mai letto scoprirà una vicenda che sicuramente lo spingerà ad avvicinarsi al testo, perchè si narra di una parte della storia di tutti noi.
L'album, prodotto dallo stesso Cantini con l'aiuto del Maestro Gianfilippo Boni, è mandato alle stampe dall'etichetta RADICI MUSIC ed i compagni di viaggio che si sono dati appuntamento (è il caso di dirlo) con LA STORIA sono quelli "Classici" della "truppa dei toscani": così oltre alla voce e chitarra di Cantini vi sono il "Mago" del pianoforte Gianfilippo Boni, Lorenzo Forti al basso, Fabrizio Morganti alla batteria, Lele Fontana all'hammond, Francesco Moneti al violino e mandolino, Riccardo Galardini alle chitarre, Andrea Beninati al violoncello, Nicola Cellai alla tromba, Claudio Giovagnoli al sax, senza dimenticare i numerosi ospiti, come il Sommo Maestro dell'Organetto Diatonico Riccardo Tesi o ancora il contributo di artisti come Tiziano Mazzoni, Silvia Conti, Valentina Reggio, Nicola Pecci, Marco Rovelli, Serena Benvenuti, Roberto Benvenuti, Claudia Sala, Stefano Disegni, Gabriele Savarese insomma, a lista completata, un vero e proprio "Parterre de Rois"  giusto appunto a portare in musica un Progetto Musicale di valore assoluto.
Registrato in presa diretta presso lo storico SoundClinic Studio Larione 10 in quel di Firenze LA STORIA INCENDIARIA vede alternarsi ballate classiche e struggenti a canzoni che sono invece più movimentate e che rappresentano una sorta di invettiva che forma parte integrate e epilogo de LA STORIA. 
Tra le ballate migliori del disco segnalo UN FIGLIO (che rimanda ai bombardamenti su Roma  del luglio 1943 con l'organetto di Tesi a tessere la trama musicale),  LUGLIO '43 (che narra con gli occhi di Ida e Useppe proprio del giorno del bimbardamento), CLASSE BORGHESE (qui Cantini con gli occhi di Davide Segre  racconta la presa di conscienza delle differenze di classe sociale con un ottimo lavoro di Beninati al violoncello), ANACICLOSI (che descrive gli ultimi giorni dell'occupazione tedesca a Roma),  e L'ORRORE (che narra della violenza subita da Ida per mano di Gunther). Ma è tutto il disco che suona alla Grande ed ogni canzone è come un capitolo di una Storia che regala  grandi emozioni.
Concludendo vado sicuro ad affermare che possiamo posizionare LA FEBBRE INCENDIARIA tra le migliori opere "musicali a rimando letterario" edite nel panorama nostrano negli ultimi anni; Cantini ha fatto un ottimo lavoro che rappresenta in maniera molto chiara il modo di intendere la musica che che rimanda proprio al Prof. Lolli e quel cantautorato di "contenuto" che oggigiorno si è un po' perso per strada. In questo disco c'è un Anima,  un Cuore che batte in parte sospinto dalla musica in parte dal valore letterario di testi che sono "senza tempo".
Complimenti Marco. Cantautore Puro.

P.S.  Ottima la confezione del disco e ottimi i dipinti riprodotti in più parti del booklet ad opera di Massimo Cantini, padre di Marco. Nell'evidenza dei fatti il DNA artistico è certamente parte integrante della Storia dei Cantini. 




(MARCO CANTINI - UN FIGLIO)









lunedì 19 novembre 2018

Tommaso Talarico - VIANDANTI (Canzoni da un tempo distante)



Disco d'esordio del cantautore di origine calabrese Tommaso Talarico VIANDANTI è l'ennesimo ottimo prodotto sfornato in quel di Bagno a Ripoli dall'ormai Leggendario  PASO DOBLE STUDIO del "Maestro" Gianfilippo Boni. 
Ed è proprio lo stesso Boni che ha prodotto con il titolare del progetto,  Tommaso Talarico, questo album.
Talarico,  che si può considerare toscano di adozione, per questo suo primo lavoro ha messo sul piatto undici pezzi originali che mischiano l'arte pura del cantautore -  rintracciabile nell'arguto uso dei testi - alla sapiente arte dell'arrangiamento musicale,  mischiando atmosfere tenui, proprie del cantautore ad atmosfere in salsa jazz.
All'ottima riuscita del "Progetto d'Esordio" hanno contribuito anche i tanti artisti coinvolti partendo dal già citato Boni che presta le sue mani dorate al pianoforte o organo hammond al caso, passando per un altro Sommo Maestro,  Riccardo Tesi, con il suo Leggendario Organetto, e ancora Lorenzo Forti al basso, Fabrizio Morganti alla batteria, Claudio Giovagnoli al sax, per non parlare delle splendide chitarre ad opera di Giuseppe Scarpato, Riccardo Galardini e Marco Fontana,  e con  Diego Sapignoli dei Sacri Cuori ospite alle percussioni. 
Insomma, una gran bella compagnia, di quelle che si riesce a mettere in pista ma solo a patto di avere materiale valido da consegnare ai posteri: ed è proprio questo il caso di VIANDANTI.
Il sottotitolo dell'album - CANZONI DA UN TEMPO DISTANTE - conferma l'impronta propria del "viaggio" che, dal titolo dell'album in poi, accompagna l'ascoltatore lungo i viali disegnati dalle composizoni di Talarico.
Spiccano, tra le canzoni del disco,  la ballata che titola la raccolta stessa, VIANDANTI, canzone che narra di personaggi che attraversano un tempo "senza bussola nè compagnia" e sono sempre alla ricerca di un senso da dare a questo percorso, al viaggio chiamato vita, così come coinvolgenti sono anche la profonda riflessione sul potere de IN NOME DI DIO,  o le storie di vita quotidiana narrate da Talarico con riflessioni nitide e quasi fotografiche come in SUD (con atmosfere che vagamente richiamano quelle dei film di Tarantino), LA STORIA DI LILLO, CALEIDOSCOPIO, IL DONO  e ancora le storie che si intecciano in viali di amori improbabili, passati e mai dimenticati, come L'AMORE DI SE',  o le più "svagate" IL TEMPO DELLE FAVOLE e ALLA FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA fino alla più malinconica riflessione finale de LA SCHIUMA DEI GIORNI che, con il suo arrangiamento in chiave jazz, chiude un ottimo album d'esordio che regala, a mio modesto parere, la somma più alta della poetica e scrittura di Talarico nel pezzo titolato EOLIE: una classica canzone d'amore che però Talarico veste in maniera originale con parole di pura ed originale  poesia scegliendo di "spendere" qui, ora e a ragione, il gettone d'Oro dell'Organetto Diatonico del Maestro Riccardo Tesi che risplende nel suono e fa risplendere di luce propria ogni singola strofa di questa magnifica canzone così come è prezioso, nel caso, il lavoro al violoncello di Andrea Beninati.
VIANDANTI è un ottimo disco d'esordio e, sicuramente, un ottimo biglietto per il prossimo viaggio che, pare certo, è nelle corde della vita e della chitarra di Tommaso. 
Buone Cose.



(TOMMASO TALARICO - EOLIE)








(TOMMASO TALARICO - VIANDANTI)












domenica 11 febbraio 2018

Luca Dai - ROMA CAPOVOLTA




L'amico Luca Dai, si era sul finire degli anni settanta,  abitava qui accanto a casa mia in via Baracca a Cabiate. 
Poi la sua famiglia si trasferì in un'altra zona del paese e ci perdemmo di vista.
Quando lo ritrovai, dopo più di vent'anni, mi ritrovai di fronte un  giovane cantautore.
Nel corso degli anni, sulle pagine del nostro TONNUTO, abbiamo seguito a più riprese le sue vicende artistiche: le sue idee, le sue canzoni, i suoi concerti.
Il percorso di crescita, che l'ha portato dalle prime registrazioni "casalinghe" al disco di studio uscito lo scorso 2 febbraio intitolato ROMA CAPOVOLTA, è stato continuo.
Ad ogni nuovo appuntamento con le sue registrazioni vi è sempre qualcosa di nuovo, sempre nuove angolazioni di ascolto, nuove esperienze musicali.
E così è per queste nuove dodici canzoni che arrivano tre anni abbondanti dopo l'uscita dell'ultimo EP di Luca dal titolo  SULLA FRONTE DELLA MIA CITTA'.
In queste nuove composizioni il nostro amico dà una sferzata decisa al ritmo delle canzoni che avevano sin qui contraddistinto il suo repertorio e accanto all'amata chitarra acustica fa risuonare forte in tutto il disco la chitarra elettrica. E il suono che ne esce è davvero molto convincente. Un suono "pieno", "corposo" come non mai. 
A dargli manforte lungo le dodici tracce dell'album vi sono amici vecchi e nuovi con i quali Luca ha dato vita al progetto ROMA CAPOVOLTA.
A partire proprio da quel grande cantautore americano che è Rex Foster che presta la sua voce alla canzone che titola il disco e che poi è quella con cui il disco si apre. Un pezzo stupendo che nasce anche dalla profonda amicizia tra il cantautore  americano e Luca. Fu proprio il nostro concittadino a portare a suonare qui, a Cabiate,  Rex in una sera di autunno del 2010  come documentammo sul nostro TONNUTO.


L'ottimo Marco Grompi, attivo da anni con i suoi Rusties, (la più celebre cover-band del maestro Neil Young) presta la sua voce e contro-canto alle canzoni VALLE DI GHIACCIO, LONTANO e le BOMBE DAL CIELO.
Ma poi vi sono altri compagni di avventura come la sempre presente Alessia Pasini con la sua splendida  voce così come ottime cose fanno Massi Lanciasassi al basso, Frederic Mazzei alle chitarre,  e Lucio Pozzoli alla batteria mentre al piano vi è il talentuoso Mattia Scarpa che svolge davvero un ottimo lavoro. Ma è nell'insieme che si può dire che il suono del disco convince appieno.
Tornando alle canzoni da segnalare sono in particolare la splendente L'ESATTA POSIZIONI DEI TUOI OCCHI, ALLE TUE LABBRA, LA REINCARNAZIONE,  BOMBE DAL CIELO, VALLE DI GHIACCIO, NON RESTO QUA nelle quali l'esplosione "elettrica" del suono impostato per l'occasione da Luca Dai attraggono l'ascoltatore subito, al primo impatto.
Nel pezzo che chiude il disco, SERENA, Luca Dai spegne l'impianto elettrico e ritorna ad atmosfere più "intime" e raccolte e confeziona un piccolo gioeiellino nel quale valore aggiunto sono il lavoro di Alessio Cirillo alla tampura elettronica campionata, di Mazzei al glockenspiel, di Ricky Waver Sgnaolin all'ebow e della Pasini ai cori. A chiudere la canzone la voce recitante di Edda Terra di Benedetto che mette il sigillo a questo ROMA CAPOVOLTA  un disco fatto davvero con grande amore e passione per la Musica.
Detto che la (splendida) copertina del disco è tratta da un dipinto  di Patrizia Panzeri invito i miei amici e gli amici di Luca che ancora non l'avessero fatto ad andare ad ascoltare e, se di gradimento, ad acquistare il disco per sostenere il progetto ROMA CAPOVOLTA al seguente link: 

Un ottimo Lavoro Luca. 

Complimenti.










sabato 25 novembre 2017

Matteo Passante e la Malorchestra - IL GRANDE STUPORE




Amore al primo ascolto.
IL GRANDE STUPORE, terzo album del cantautore pugliese Matteo Passante, è stato come  il classico fulmine a ciel sereno. 
Non avevo avuto occasione di incrociare prima la sua strada ma, ora che è accaduto, devo ammettere che mi stavo perdendo qualcosa di veramente importante.
Matteo Passante, come detto, è di origini pugliesi ma è da tempo di stanza in quel di Milano. Ed è proprio qui, all'ombra della Madonnina, che ha stretto un forte sodalizio con i suoi compagni di viaggio de "La Malorchestra", ossia Diego Scilla alle tastiere, Marco Vismara alle chitarre e arrangiamenti, Luca Moroni al basso e contrabbasso, Raffaele Pellino alla batteria.
E' in questo contesto che nasce questo IL GRANDE STUPORE. 
Disco di straordinario valore artistico. Testi illuminati,  venati dell'agro-dolce sapore della vita, ed un tappeto sonoro che, come un camaleonte, muta il proprio sapore e colore vestendo ad arte le le vicende narrate da Marco.
Il cantautore, nel comunicato stampa che ha accompagnato l'uscita di questo disco, così racconta la genesi di questo progetto:
«Il grande stupore è “l’album dell’immaturità”. L’ho definito così perché mi sembra che io stia facendo un percorso inverso, abbandonando la terra ferma dei cliché e delle canzoni “immediate”, quelle che ascolti e canticchi un attimo dopo. Credo che nell’immaturità si abbia invece il coraggio di osare, rischiare. Se è vero che ha volato solo chi ha osato farlo, allora io sono fiducioso perché con questo album ho osato quello che a vent’anni mai. Ho tirato fuori tutto. Ne sono uscite cose coraggiose e interessanti, piccole sfide, nuove sonorità, cose che faranno storcere qualche naso, ma di certo è venuto fuori quello che c’era nel fondo del mio stomaco».
Nascono così le undici stupende canzoni che compongono IL GRANDE STUPORE.
Storie davvero straordinarie come quella dell'iniziale IL MUSEO DEI DISAMORI  nella quale Marco Passante racconta la storia del "Museo degli amori finiti" di Zagabria, o quella del bambino congolese che arriva in Italia in giacca e papillon perchè la mamma gli aveva raccontato che sarebbe stato accolto con una grande festa narrata nel brano 1958.
Queste di Matteo sono canzoni che hanno una forza straordinaria nei testi (sempre agro-dolci) molto aderenti alle cose della vita e nella musica che la Malorchestra macina con la sapieza e la capacità propria dei più navigati musicanti.
Valzer di affascinante effetto è MILANO E NUVOLE, canzone che determina con esatta precisione la debordante perizia artistica di questi ragazzi.
C'è spazio per un sentito omaggio ad un Gigante della Musica D'Autore dell'Italico Stivale come Sergio Endrigo:  ENDRIGO E LE BOLLE A MANO è uno straordinario viaggio in un mondo fantastico dove gli aerei si fanno con la carta dei giornali e dove le bombe a mano sono fatte di riso siciliano. Una visione poetica che diventa una splendida epopea in musica.
Stupenda la ballata  ERI LA LUSINGA  che raccoglie a piene mani la bellezza di un passato scappato via di mano. Il refrain  "eri bellissima ... di un modo strano" in quel tappeto sonoro disegnato dalla Malorchestra è di una bellezza disarmante.
DICHIARERO' PER SEMPRE è una presa d'atto degli intenti che han si qui mosso le vicende  dell'artista  mentre in L'AMORE E' DEI MIOPI  il cantautore pugliese ci offre una prospettiva "visiva" dell'amore.
Canzoni splendide  sono anche  PARLARSI ADDOSSO, NOI UOMINI che tratta di un tema di triste attualità qual'è il tema della violenza sulle donne e la successiva  CREPE che è un viaggio tra i vicoli della memoria, tra cicatrici, ricordi e storie di vita ordinaria.
PIRATI STANCHI è la canzone che chiude il disco. E lo chiude in maniera sontuosa. Una ballata visionaria e amara che, tra auto che sono scialuppe e il marciapiede che è un mare, racconta la vita e il destino, la perdita e la scelta di perdersi in questo mare ...  posto di Pirati Stanchi. Splendida.
Ogni volta che una buona canzone mi racconta storie nuove, che non conoscevo,  e mi lascia dentro qualcosa che prima non c'era ... ebbene ... lì  io trovo il senso del fine lavoro del cantautore.
Comunicare e lasciare traccia del passaggio.
E così IL GRANDE STUPORE di Matteo Passante e della sua Malorchestra lo posso dichiarare un disco "prezioso" proprio perchè, ascolto dopo  ascolto, regala emozioni e spunti geniali  e lascia dietro di sè chiaro-chiaro tutto il suo valore poetico e musicale.
Capolavoro.


P.s.  Stupenda anche la copertina del disco.









sabato 18 novembre 2017

Paolo Tocco - HO BISOGNO DI ARIA




A distanza di due anni  dal suo  precedente (ottimo) disco ecco che il cantautore abruzzese  Paolo Tocco ritorna in questo novembre 2017 a regalarci splendenti emozioni con undici nuove canzoni.
Così a far compagnia a ANIME SOTTO IL CAPPELLO (2008) e IL MIO MODO DI BALLARE (2015) ecco il nuovo lavoro HO BISOGNO DI ARIA.
Queste undici nuove canzoni nascono da una esigenza ben precisa che, lo stesso artista, sintetizza in queste parole: "sono canzoni di rivalsa, di rabbia,  canzoni che hanno l'urgenza di liberarsi da tantissima ipocrisia e finzione che oggi impera nella vita quotidiana."
Così, contro le finzioni e le apparenze, contro la superficialità che inonda il vissuto quotidiano di questa nostra epoca, le canzoni del nuovo disco di Paolo Tocco accompagnano l'ascoltatore a precise e profonde riflessioni.
Il poliedrico artista abruzzese ha dato alle stampe con il medesimo titolo anche un libro che sarà edito da Lupi Editore  confermandosi così oltre che validissimo cantautore anche "scrittore" a tutto tondo.
Registrato in gran parte dal vivo, in presa diretta, con poco lavoro di studio a limarne dettagli "poco precisi" HO BISOGNO DI ARIA ha, nell''immediatezza del suono e nell'urgenza di comunicare un messaggio chiaro e preciso,  la sua straordinaria forza e bellezza.
Tutte le musiche ed i testi sono opera di Tocco che ha prodotto il disco insieme con Amedeo Micantoni che nell'album appare anche in veste di esecutore, suonando anche la chitarra.
Apre il disco proprio HO BISOGNO DI ARIA che è un po' il "testo programmatico" dell'intero album. Il bisogno di una rivalsa personale è il leit motiv che impregna le liriche di questa splendida ballata.
BELLA ITALIA è una ballata commovente. Partendo dalle macerie e dalle tragedie dell'Abruzzo e dalla prospettiva di chi  sotto quelle macerie ci finisce, e arrivando a quei versi "sotto le macerie ci stanno solo i Santi" ripetuti più volte Paolo Tocco racconta la triste realtà del "popolo" spesso abbandonato con  promesse rimaste tali. Canzone di notevole spessore ed è anche la prima che Tocco compone al pianoforte.
Nella successiva PIZZBURG Paolo Tocco tratteggia in punta di penna l'esistenza quotidiana di un senzatetto che gira per la città con quel "buio nelle vene, case di cartone, e Angeli di Dio". Il titolo è una storpiatura in sintassi ispirato al disco "Pittsburgh" del cantautore americano Fitzsimmons e la canzone è coinvolgente avvolta da un tappeto sonoro splendido con la cantautrice Patrizia Cirulli al controcanto.
ARRIVANDO ALLA RIVA è stato il primo estratto di questo nuovo lavoro del cantautore abruzzese. Nel testo, molto aderente alla realtà delle cose, tutto il dramma del fenomeno che sta sconvolgendo questo secolo: gli sbarchi dei disperati che, citando il Grande Gianmaria Testa, ci rendono chiaro perchè possiamo considerarci dei privilegiati ad essere nati "Da questa parte del mare".
In TRADITIONAL LOVE SONG si canta dell'amore, quello idealizzato, inseguito e, a tratti appena sfiorato.
Segue, quindi, una love song- vol. 2 che continua idealmente il percorso della precedente canzone e che Paolo Tocco titola, come un omaggio al Grande  ispisratore Tom Waits, TOM WAITZ anche qui andando ad italianizzare il nome del Sommo Americano. Ottimo il lavoro al sax di Piero Delle Monache.
LA CITTA' DELLA CAMOMILLA  è un'ironica ballata che ci porta a conoscere personaggi che, mascherati ognuno a suo modo, recitano un ruolo di primo piano nelle decisioni. Una forte invettiva contro il sistema che regge i governi delle piccole città così come quello centrale che regge le sorti dell'intero sistema della "Bella Italia". Stupenda la tromba di Enzo Di Michele.
MARY è  un po' la "Bocca di Rosa" di questa raccolta di canzoni in cerca d'aria. La storia della prostituta che "non rideva mai ... e quasi aveva paura di qualcuno" è un'altra storia di vite al limite che scorrono parallele e nascoste dai lustrini della nostra quotidianità.
NON VI RICONOSCO parte dall'incipt di una vecchia canzone di Dalla &  De Gregori: "Ma come fanno i marinai ?". Solo che i Marinai a cui fa riferimento il cantautore abruzzese non sono i "marinai classici" che solcano i mari, bensì quelli che solcano questa nostra era del mare digitale. La ricerca di un'identità che è andata persa è alla base della triste considerazione che molti di noi, che sono cresciuti in un'altra epoca,  non riconoscono i personaggi principali di questa nostra nuova era digitale. Personaggi poco virtuosi e molto virtuali. Splendida analisi.
BOLLE DI SAPONE "Sono mie leggende le bolle di sapone" canta Paolo Tocco in questo brano che parte dal concetto di "Cecità" proprio dello splendido portoghese Josè Saramago  ed arriva fino a toccare nel profondo del cuore un rapporto nel quale amarsi significa prima di tutto "esserci" e non "pretendersi". Splendide Immagini di Grande Poesia.
Chiude il disco MADRE TERRA che riporta al brano BELLA ITALIA laddove la prospettiva delle cose viene filtrata così come vista proprio da lei, la Terra, il nostro pianeta. E così le macerie dell'Abruzzo sono ancora ciò che impedisce alla Terra di vedere la luna. E così ancora le promesse inevase sono il cruccio di questa nostra Madre Terra. Al coro finale  Tocco raduna alcuni amici cantautori Francesco Costantini, Ovelio Di Gregorio, Adriano Tarullo, la cantante Giada Scioli e il producer Giacomo Pasquali aggiungendo l'auspicio, un giorno, di poter aggiungere al canto di questa Preghiera Laica tutti, ma proprio tutti, gli artisti dell'Abruzzo.
Giunti al momento di tirare la somma finale delle emozioni raccolte nei solchi di queste undici canzoni posso affermare che, per l'ennesima volta, l'amico Paolo Tocco ha colto nel segno: HO BISOGNO DI ARIA  è da intendersi come una sorta di concept album della rivalsa ma anche come  una sorta di "bignami"  che getta uno sguardo sul nostro futuro.
Il bambino ritratto sulla copertina del disco e  che da una fessura guarda verso il mondo (splendida foto di Stefano Rossoni) rappresenta la nostra speranza di poter ritrovare, in un futuro non molto lontano, quei valori che oggigiorno sono andati perduti.
Un Disco di forte impegno sociale e di forte impatto emotivo.
Un Grande Disco.