lunedì 18 aprile 2016

Marco Cantini - SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO


Marco Cantini,  cantautore fiorentino classe 1976, dopo l'esordio discografico del 2010 con l'album "Sosta d'insetto" manda alle stampe proprio in questo mese di aprile 2016 il suo secondo disco dal titolo SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO.
Un disco che definisco "denso", che fa riflettere molto,  perché racconta storie che lasciano ampio spazio a più di una riflessione.
SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO è un concept album che racconta la vicenda di un professore precario di origine bolognese che si ritrova in sogno ad intraprendere una sorta di viaggio onirico partendo dalla Bologna del 1977, passando per le lotte studentesche, le radio libere, l'uso delle sostanze stupefacenti.
Il racconto, che Cantini  struttura con un PROLOGO, un INGRESSO NEL SOGNO, e tre atti a seguire denominati rispettivamente BOLOGNA '77, INCONTRI e RISVEGLI  ricostruisce in maniera precisa un contesto storico - un momento storico - particolare per la storia della nostra Repubblica. 
Sono 15 le tracce di questo disco che, in poco meno di un'ora,  ci porta a fare un viaggio indietro nel tempo. E' un grande lavoro quello fatto da Cantini in collaborazione con Gianfilippo Boni che è il produttore artistico dell'album.
E se Boni è una certezza in fatto di "produzioni" ciò che colpisce subito al primo ascolto del disco è la profondità del messaggio che Cantini ci manda tramite le sue storie.
E' davvero un disco ricco di storia del nostro paese: con i suoi guai e le sue contraddizioni.
Perché alla fine,  se lo specchio riflette il triste destino del professore che si ritrova ad essere insegnante precario solo perché non ha "santi in Paradiso" l'immagine dell'uomo che sconfitto e vinto prende la decisione di lasciare questo paese è l'immagine riflessa della sconfitta di un paese intero che non ha futuro.
E così dall'iniziale CENTRALE DEI DESIDERI  passando per splendida ballata STOCK 84  - dove viene ricordata una Bologna assediata dai carri armati mandati dall'allora ministro dell'Interno Cossiga per placare i movimenti studenteschi - il sogno del professore entra nel cuore degli anni settanta.
Il tappeto sonoro che avvolge il viaggio del professore è magnifico: oltre alla chitarra e voce di Marco Cantini ci sono Tiziano Mazzoni alle chitarre acustiche,  Maurizio Geri alle chitarre classiche, lo stesso Gianfilippo "Mago" Boni al piano, Lorenzo Forti al basso, Claudio Giovagnoli e il suo splendido sax, Gabriele Savarese al violino e archi, Fabrizio Morganti alla batteria, 
DOPO LA RIVOLUZIONE racconta la fine della storia dei movimenti studenteschi e qui musicalmente entrano anche la splendida voce in controcanto di Silvia Conti e l'organo hammond di Lele Fontana ad arricchire il già splendido suono sin qui ascoltato. Ottimo il sax di Giovagnoli.
In TRANCHES DE VIE  si racconta la prima esperienza con l'eroina e quel modo sbagliato di cercare  e sciogliere "nei tre grammi di bianca" tutti i problemi dell'esistenza: questa è una bellissima ballata, uno dei pezzi da novanta di questo disco: alla chitarra acustica c'è Paolo Amulfi.
Si passa quindi a CINQUE RAGAZZI  canzone che narra la nascita di una storica rivista di satira "Cannibale" a cura di Filippo Scozzari, Andrea Pazienza, Massimo Mattioli, Stefano Tamburini e Tanino Liberatore. Ospiti alle voci in questa canzone sono Erriquez della Bandabardò e Luca Lanzi della Casa Del Vento. Ospiti alla chitarra acustica sono Bernardo Baglioni (che ricordiamo a Cabiate con il nostro Max Larocca) e Alessandro Bruno, mentre è ottima anche la fisarmonica di  Giacomo Tosti.
Un capitolo a parte Cantini lo dedica ad Andrea Pazienza a cui è ispirata un'altra splendida ballata intitolata appunto PAZIENZA. Superba canzone densa di vere emozioni: in questa canzone è ospite alla chitarra acustica Maurizio Geri.
In TECHNICOLOR  il sogno del professore approda  all'epoca delle tv commerciali del Cavaliere. A dar manforte a Cantini in questo episodio del viaggio sono: la cantautrice Giorgia Del Mese alla voce, Francesco Moneti al violino e Lele Fontana all'organo hammond.
La meta successiva del viaggio è una tappa dedicata  a Pier Vittorio Tondelli e al suo "Altri Libertini" romanzo cult di quegli anni ottanta a cui Cantini dedica il brano  SOFFIA PROFONDO, PIER. In questo brano a dar manforte a Cantini c'è l'inconfondibile voce del nostro Massimiliano Max Larocca.
Quindi  si finisce a casa della pittrice Frida Kahlo che Cantini ricorda né  L'ESILIO canzone che in veste "minimale" regala il fascino della voce di Letizia Fuochi e delle chitarre classiche di Riccardo Galardini.
C'è tempo per rivedere in sogno Federico Fellini cui è dedicato il brano VITA E MORTE DI FEDERICO F. con ospite ancora Silvia Conti alla voce, Baglioni alle chitarre e Fontana con il suo hammond  per poi ricordare il dadaismo nel brano CAFE' DE LA TERRASSE con la sola chitarra di Geri ad accompagnare la voce di Cantini.
E così il professore finisce il suo viaggio in FUORI DAL SOGNO brano chiave del disco che acnora vede i soli Cantini e Geri all'opera. Qui Cantini mette in bocca all'uomo tutta l'amarezza che lo spingerà lontano da tutto quanto ha rivisto. Lontano dal suo paese.
Così PRELUDIO ALL'ADDIO (con Marcello Parrilli a sostenere Maurizio Geri alle chitarre acustiche)  è il passaggio doloroso che ci porta alla conclusiva IN PARTENZA con Marco Spiccio al piano... e gli ultimi versi del professore sono da sequenza cinematografica: 
" Siamo pesci convulsi girati su un fianco. Boccheggianti al tramonto. E questo è il paradosso: pensa liberamente. Ma obbedisci per sempre."
Alla resa dei conti questo   SIAMO NOI QUELLO CHE ASPETTAVAMO si rivela un disco di grande spessore che ha l'innegabile pregio di unire ad una splendida colonna sonora una più che valida sostanza letteraria.
Cantini è un fine cantautore. 
Uno di quelli che ti prende per mano e ti porta dentro una storia, un viaggio, un sogno.
E dopo che hai viaggiato, e hai assaporato i versi amari di un passato fatto di sogni infranti nel presente, non puoi che stringere la sua mano e dirgli: "Grazie amico. Mi hai fatto vivere una splendida lezione di Storia del Passato del nostro Paese. Un pezzo di quella che da un altro punto di osservazione puoi anche chiamare "La Meglio Gioventù".






(Marco Cantini - PAZIENZA)








domenica 20 marzo 2016

"UN MISTERO DI SOGNI AVVERATI" tra l'amico Max e la RIMPATRIATA 2016 !!!





(Quelli della 5/A I.TC. Jean Monnet Mariano C.se  1989/1990)




“UN MISTERO DI SOGNI AVVERATI”  ovvero Massimiliano Larocca canta Dino Campana è uscito ed è stato presentato per la prima volta lo scorso venerdì 11 marzo presso la libreria IBS di Firenze proprio di fronte al Duomo … e nella stessa sera io mi ritrovavo a Cantù ,  26 anni dopo l’anno del diploma,  con i miei compagni della 5/A dell’I.T.C. Jean Monnet di Mariano Comense.
Un incrocio di date e di eventi che, per come intendo io le cose della vita, non ha niente di casuale.
Ma anche questo titolo "UN MISTERO DI SOGNI AVVERATI" (verso tratto  dalla poesia "Une Femme qui Passe") a ben vedere ha a che fare con un sogno avverato ... cioè il mio di poter partecipare alla RIMPATRIATA 2016.
A Massimiliano e alla sua musica mi legano ricordi fantastici ed emozioni davvero forti.
Quella domenica del giugno 2007 quando venne da Firenze per suonare qui da noi il “nostro” primo TONNUTO HOUSE CONCERT  resta per me indimenticabile.
Ma questo 11 di marzo dell’anno di grazia 2016 era un giorno tanto  atteso dopo che, a causa dell’influenza, avevo perso l’occasione di poter rivedere i miei compagni nell'edizione 2015 della rimpatriata …
Ho contato prima i giorni e poi le ore … ho rischiato ancora di essere “contaminato”  dai miei figli che hanno deciso di ammalarsi in coppia proprio a metà di quella settimana lì …
Ma alla fine ce l’ho fatta destinazione UNICO-Cantù …  ed  è stata RIMPATRIATA anche per me: il sogno avverato.
Così,  se è stato un enorme piacere rivedere chi col tempo ho avuto comunque l’occasione di rincontrare (seppur brevemente) come Cinzia, Eleonora, Alberto, Davide, Marco e Tiziano,  è stato veramente grande rivedere chi non vedevo da più di vent’anni come Angela, Barbara, Franca, Giovanna, Giusy, Natalia,  Carlo, Fausto, e Pino. Così come è stato un grande piacere conoscere Max.
E’ stata una serata molto forte dal punto di vista emotivo. Davvero bella.
Forse chi l‘aveva già vissuta l’anno prima avrà avuto meno “problemi” a gestire la cosa. Per me è stato un autentico “tsunami emotivo” … ho stretto mani scambiato baci e abbracci … ma quanto bello è stato ?
In quegli anni dal 1985 al 1990 con questi ragazzi abbiamo condiviso tante cose.
Ma come mi faceva notare l’amico Carlo quei tempi al Jean Monnet furono anche duri, per certi versi. Una scuola “severa”  che, all’epoca, forse ci rubò  un po’ di serenità tanto che, mi diceva lui,  non è che avesse poi così gran bei ricordi di quel periodo.
Io, personalmente, quell’atmosfera di classe me lo sono ripresa tutta in questi due anni di “condivisione” virtuale (su whatApp) e poi reale col ritrovo “fisico”.
Una cosa davvero grande quella che è stata fatta.
Un’unità di intenti davvero grande  laddove,  spesso, divergenti modi di vedere portano a far perdere la strada.
Ho (ri)trovato persone fantastiche, davvero fantastiche. E penso veramente che l’essere usciti tutti insieme da quella scuola sia lì a testimoniare che siamo tutti un po’ tosti …
Così tosti da ritornare in pista dopo più di vent’anni. Fantastico!!
In quelle stesse ore, a Firenze, il buon Max presentava il suo disco.

Anzi ... molto più di un disco di musica.
A ben vedere “UNA MERAVIGLIA DI SOGNI AVVERATI”  è , prima ancora, un audiolibro di poesia. 
Il mio buon Max rimette mano ad un suo antico amore: quello  per Dino Campana, il poeta pazzo di Marradi e della sua splendida opera poetica dei “CANTI ORFICI”.
E il tributo che Larocca offre alla memoria di Campana è uno di quelli destinati a durare nel tempo. A durare in eterno. Come eterni sono i versi del poeta toscano.
Il grande merito di Larocca è quello di riportare al nostro tempo gli splendidi versi di Campana.
Il progetto “Dino Campana”, come detto,  Massimiliano Larocca l’aveva già velocemente esplorato in un primo lontano e giovanile disco autoprodotto nel 2001. Un lavoro che, di soppiatto, era giunto alle nostre orecchie e si era dimostrato validissimo seppur un po’ “acerbo”.
Ora, a distanza di quindici lunghi anni, Larocca ha rimesso completamente mano al progetto iniziale e l’ha ripresentato completamente vestito di nuovo,   ampliato nei suoni e nei contenuti.
Nel disco del 2001 vi erano otto canzoni e la durata era di circa venti minuti.
Nell’edizione attuale le canzoni sono tredici per oltre quaranta minuti di pura poesia musicata.
Alle otto canzoni della prima edizione, LA PETIT PROMENADE DU POETE, VIA AMAI NELLA CITTA’ DOVE PER SOLE, BARCHE AMORRATE, BATTE BOTTE, LA SERA DI FIERA, TRE GIOVANI FIORENTINE CAMMINANO, FANTASIA SU UN QUADRO D’ARDENGO SOFFICI, GENOVA, si aggiungono ora UNE FEMME QUI’ PASSE, POESIA FACILE, L’INVETRIATA, IL RUSSO e la conclusiva IN UN MOMENTO.
Tredici gemme, tredici gioielli. Perché se è verità storica ed innegabile che le poesie del “Poeta Pazzo di Marradi” sono  capolavori della cultura italiana, il lavoro di Max e dei suoi compagni di avventura è altrettanto splendido.
Con  Larocca  e la sua inconfondibile voce e chitarra sono della partita anche  il Maestro Riccardo Tesi all’organetto, Antonio Gramentieri alle chitarre, Diego Sapignoli alla batteria e percussioni,  Francesco Giampaoli al basso elettrico, Daniele Biagini al pianoforte, l’immancabile Gianfilippo Boni alle tastiere, Claudio Ascoli  voce in “Genova”, Serena Benvenuti alla voce harmony.
Ospiti speciali sono la splendida Nada voce recitante ne “La sera di fiera” , il cantautore australiano Hugo Race voce recitante ne “Il russo” ed infine il cantautore Cesare Basile voce e chitarra tenore in “Poesia Facile”.
Una citazione doverosa la merita anche il pittore Enrico Pantani che ha illustrato la copertina e il libretto del disco.
Tra le meraviglie di questo disco ho nel cuore dalla precedente edizione in particolare GENOVA, VI AMAI NELLA CITTA’ DOVE PER SOLE, LA SERA DI FIERA  tutte canzoni che anche  in questa nuova veste sono tra i punti di forza del disco. A queste si aggiungono, nel mio personale giudizio,  le splendida UNA FEMME QUI PASSE e IL RUSSO. 
Ma di tutto il lotto, la canzone/poesia che chiude il disco,  IN UN MOMENTO è quella che più amo. Una poesia stupenda che Massimiliano  mette in musica in maniera splendida. Una canzone, una poesia,  che ha un cuore dentro.
Questo lo splendido testo della poesia di Dino Campana, il Poeta  Pazzo di Marradi

IN UN MOMENTO
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P. S. E così dimenticammo le rose.



Metto giù il metro della vita e, giunto in prossimità delle 45 primavere, posso anche dimenticare qualche particolare delle mie vicende umane ma non dimenticherò (per esempio) mai la prima volta che ho ascoltato questa canzone:  il tardo pomeriggio di  venerdì   11  marzo  2016  proprio poche ore prima della Rimpatriata 2016 con i compagni delle superiori.
Mi porto dentro tutti speciali i baci e gli abbracci di questa RIMPATRIATA 2016 prima di ritornare a casa ... e quando passando a due passi  dall’1&35 ho incrociato una comitiva di ragazzi che usciva schiamazzando proprio dal locale  canturino tra me e me ho pensato forte dell'ultimo speciale abbraccio … chissà che tra venti e più anni   possiate farla anche voi una bella rimpatriata così … chissà la vita possa dare anche a voi (della generazione iphone) la fortuna, ma anche la capacità e la voglia,  di trovare ancora forte la giusta via, quella che serve a coltivare e tenere sempre vivi i  rapporti umani. L'unica via per la felicità.
11 marzo 2016.
(Un giorno nella vita)

(Max Larocca - Cabiate -Tonnuto House Concert 10/06/2007)












sabato 21 novembre 2015

Dadigadì, Sergio Arturo Calonego e quel vento dell'estate 2015.



Calonego è un chitarrista unico.
E’ unico nel suo genere.
Il suo suono lo si riconosce  tra mille suoni e il suo stile tra mille stili: unico, irripetibile, davvero singolare.
Da qui a poco tempo, sono certo, ci saranno schiere di “imitatori”, gente che proverà a suonare la chitarra nello stesso modo ma, inevitabilmente, il risultato non sarà lo stesso.
In fondo di chitarristi bravi ce ne sono tanti … ma qui parlo di un’altra cosa.
Parlo di un personaggio che ha sviluppato una sensibilità artistica particolare. Difficile capire dove finisce l’artista e comincia il suo strumento. Come se lo strumento diventasse parte dell’uomo e l’uomo entrasse dentro il legno della sua chitarra.
Il risultato di tutto questo lavoro è concentrato in questo suo secondo album da solista: DADIGADI’.
Un omaggio a Dadi … ma anche un viaggio in solitaria lungo le vie di un fingerpicking  costruito piano piano  con suoni ottenuti dalla percussioni dello strumento “battuto” come solo lui sa fare …  che così solo lui sa fare.
Questo lavoro si articola in otto tracce e sviluppa un viaggio di mezz’ora dove si resta sospesi tra le corde e il legno della sua chitarra e l’animo e il cuore dell’artista.
Qualche piccola anticipazione del lavoro abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo già da quest’estate.
Prima quando abbiamo avuto la fortuna di averlo qui a suonare  nella nostra Cabiate e poi, pochi giorni più in là, quando in una calda serata a  Desio l’abbiamo rivisto riproporre le sue melodie uniche ad aprire il concerto di Davide Van De Sfroos.
Quei momenti, quei giorni, speciali perché legati ad emozioni che mi hanno personalmente coinvolto in  un viaggio che mi ha portato ad intrecciare il percorso con una persona ritrovata nel cammino della vita  sono  tutti lì dentro i suoni della chitarra di Sergio Calonego.
Così adesso ascolto DADIGADI’ ma quello che sento non sono solo  suoni …  bensì emozioni.
Emozioni nel loro stato più puro . Così  le note non creano più solo musica ,  ma evocano ricordi.
Ricordi di vento che ti passa nei capelli  in un’assolata mattina di mezza estate a sentenziare che la vita è fatta così …  di percorsi che si incrociano dopo essere stati lì, in parallelo per anni,  come le corde della chitarra.
E così sul finire di questo 2015 mi ripasso tra le mani questo DADIGADI’ come fosse una di quelle palle di cristallo con dentro la neve che, da piccoli, osservavamo con lo stupore proprio dell’età dell’infanzia.
Agito queste note e ritorno a percepire quel vento lì …
Potenza  della musica e perizia di Sergio Arturo Calonego,  personaggio singolare.
Chitarrista unico.







sabato 12 settembre 2015

ROCCO ROSIGNOLI "SCANSADIAVOLI"


Il cantautore e polistrumentista parmigiano Rocco Rosignoli, amico del TONNUTO ormai da anni, ha appena mandato alle stampe il suo quarto album "SCANSADIAVOLI".
Il percorso musicale di Rosignoli l'abbiamo seguito sin dall'inizio e dalle pagine della nostra webzine ne abbiamo testimoniato tutta la bontà. 
Quello di Rosignoli è  un progetto musicale molto  valido basato su una straordinaria perizia tecnica nell'uso degli strumenti unita a una non comune sensibilità artistica: così nascono le sue canzoni.
Canzoni che sono parte di un progetto che, negli anni, ha mantenuto una coerenza di fondo: sono dischi da Cantautore di Razza quelli di Rosignoli.
Qui di seguito i link relativi alle precedenti uscite discografiche:




Questo nuovo lavoro, "Scansadiavoli" nasce in modo particolare sin dalla scelta del luogo ove sono state effettuate le registrazioni.
Infatti, anche grazie all'intercessione di un amico scrittore (Nicola Maestri) presso il Sindaco del Comune di Sala Baganza in provincia di Parma, Rosignoli ha potuto registrare il disco presso l'Oratorio dell'Assunta, sito nella Rocca Sanvitale in un ambiente caratterizzato dal forte riverbero che poi era quello che l'autore andava cercando.
Come spiega la stesso Rosignoli nel libretto allegato al cd l'incisione del disco è avvenuta con una microfonazione su tre livelli: il primo diretto su chitarra e voce, il secondo ambientale e infine un terzo di puro riverbero ambientale: così sono nate le canzoni contenute in "Scansadiavoli" .
Un disco che possiamo definire "puro" concepito per sola chitarra classica e voce. Un disco registrato quindi in presa diretta senza finzioni né sovra-incisioni.
E anche in questa scelta Rosignoli è da apprezzare:  il cantautore si prende, infatti,  un margine di rischio giacché un disco per sola chitarra e voce è  sostenibile in pieno solo quando le armonie e i testi sono più che validi. Quando insomma si ha perizia con la chitarra ma anche con la penna.
Ed è proprio questo il ritratto di Rocco Rosignoli.
Le dieci canzoni che compongono l'album sono spalmate in trenta minuti di ottima musica.
Tutte le canzonI sono state scritte da Rosignoli ad esclusione di due intermezzi che compongono il medley  intitolato BARRICATE che sono Jamie Foyers di McColl e A LAS BARRICADAS composta da mano anonima.
Ad aprire il disco dopo un brevissimo Intro narrato ecco la splendida FISTERRA  pezzo strumentale che farà la gioia di tutti quelli che amano il suono della chitarra classica. Un suono bello. Pulito. Chiaro e travolgente. Rosignoli è un chitarrista di vaglia e questo brano ne è la prova-provata.
LA GRANDINATA vede entrare in scena la voce bella, potente ed evocativa di Rosignoli, che ricordavo così ma che ho trovato in questo nuovo disco ancora più sicura. Incisiva. Determinata e determinante ai fini del risultato finale delle incisioni. E proprio questo secondo pezzo è uno dei più belli ed ispirati del disco. Un brano che rimanda a classici componimenti di cantautori di razza come per esempio il conterraneo Guccini.
Il testo di DICEMBRE è bello ed evocativo e ci riporta ad uno dei mesi cruciali dell'anno.
Il brano che segue, I DIAVOLI, sarebbe stato perfetto nell'ambito della prima incisione di Rosignoli, cioè UOMINI E BESTIE.
AUTUNNO, brano  che ha un giro armonico di chitarra particolarmente azzeccato, è scritto in maniera superba e, sarà che arriva anche nel periodo giusto, come nel caso del brano DICEMBRE tratteggia atmosfere che sono ai più familiari e che ci ritroviamo facilmente a condividere.
TUNGUSKA è un'altra splendida ballata ispirata a quella che viene considerata la più grande esplosione naturale che si ricordi e che avvenne il 30 giugno 1908 nella omonima località sita in Siberia. L'esplosione, dovuta ad un meteorite oppure ad una cometa, si dice che illuminò il cielo sino a Londra. 
Ed è proprio in brani come questo (che poi è l'equivalente del brano Oesterheld contenuto nel disco TESTUGGINI) che esce tutta la classe di un autore capace di riportare in musica pezzi di storia del nostro passato che meritano di essere conosciuti. 
IL CORPO DI PAMELA è una ballata che ricama in punta di chitarra e voce  il ricordo e l'immagine di questa donna che tenta di ingannare il tempo che passa cercando di far sì che la "Giovinezza non vuol darla vinta al tempo / forse ciò le fa far scempio / delle labbra che invitavano / a saggiare quella mela".
Nel già citato medley BARRICATE Rosignoli unisce tre canti legati alla guerra civile spagnola.
Partendo da JAMIE FOYERS di Ewan McColl a LA MORTE DI PICELLI che sempre su musiche di McColl Rosignoli dedica alla memoria dell'antifascista Guido Picelli e  passando per un canto dei miliziani spagnoli intitolata A LAS BARRICADAS ancora una volta la musica diventa tema di riflessione e materia di studio.
Nella successiva  GIORDANO BRUNO  la chitarra e la  penna di Rosignoli rendono un sentito omaggio ad una figura storica di importanza capitale. Una canzone che pare scritta con il cuore in mano e che ha in sé quel valore aggiunto che è la passione di raccontare mettendo in musica storie che tutti, prima o dopo, dovrebbero conoscere.
La canzone che chiude il disco è la stessa che regala il titolo alla raccolta: SCANSADIAVOLI.
Il nome deriva da un rio che si incontra percorrendo la A15 che, salendo verso la Cisa, unisce la città di Parma al mio amato appennino. Un brano che ha molto di autobiografico. Che ha molto a che fare con la vita propria dell'autore. Un brano che andrebbe indagato ma che, alla fine, prendiamo così facendo nostri questi versi unici "L'amore ha un volto ladro, e uno che uccide, / e con il dito sulle labbra chiuse / ci chiede di tacere, e ci divide, / ci fa cantare, e prova a ricucire".
Giunti alla fine del viaggio questo SCANSADIAVOLI  entra dentro il nostro bagaglio musicale dalla porta principale. Ci ha fatto conoscere nuove storie e nuovi nomi e nuove cose e cose vecchie ma mai banali: ci ha riportato in tutta la sua splendida bellezza l'arte di un amico che possiamo anche definire "Artigiano Musicale" o "Maestro" ma che resta una persona estremamente umile e questa umiltà unita alla genuinità che ne contraddistingue le azioni escono fuori dalle pieghe di questo disco in maniera chiara e netta.
Vorrei, in conclusione, ringraziare Rocco per avermi menzionato nei ringraziamenti del disco ma ancor più per avermi scritto righe di genuina passione umana nella lettera che accompagnava Scansadiavoli.
Un onore sempre troppo grande per uno come me che, da Ragioniere, cerca di trovare la passione dentro le persone essendo stanco di avere sempre sott'occhio l'essenzialità materiale dei numeri.
Viva Rosignoli. Ancora e sempre.


ROCCO ROSIGNOLI "SCANSADIAVOLI" (2015)

Fisterra
La grandinata
Dicembre
I diavoli
Autunno
Tunguska
Il corpo di Pamela
Barricate 
Giordano Bruno
Scansadiavoli







(SCANSADIAVOLI)










domenica 6 settembre 2015

Sergio Endrigo: a 10 anni dalla scomparsa la sua Poesia è sempre tra noi.


Dieci anni or sono, il 7 settembre 2005, ci lasciava per sempre uno dei più grandi cantautori: Sergio Endrigo.
Le sue canzoni più famose (LA CASA, L'ARCA DI NOE', IL PAPPAGALLO, GIROTONDO INTORNO AL MONDO) ci hanno accompagnato nel nostro percorso di vita sin da quando eravamo bambini e, quella sua poesia, si diffondeva nelle nostre stanze dei giochi.
Ora per ricordare ma, soprattutto, per ricordarci di non dimenticare questo grande artista la più importante rivista di Jazz in Italia, Musica Jazz, esce in edicola nel suo numero di settembre con allegato il cd la cui copertina vedete sopra riprodotta.
Una selezione di brani (con molte gemme e rarità) di Sergio Endrigo reinterpretate in chiave Jazz cantante da lui e da molti altri interpreti.
Un'attestazione di stima nei confronti di un artista, di un Uomo, che ha lasciato un segno indelebile nella storia della canzone d'autore dell'italico stivale.
Molte cose belle sono state scritte su di lui ma, a mia memoria, la più bella attestazione di stima l'ho vista rivolgere ad Endrigo dal Maestro siciliano Franco Battiato che, di Sergio,  ripropose nei sui album "FLEURs" alcune canzoni meno note ma stupende come ARIA DI NEVE e TE LO LEGGO NEGLI OCCHI.
Ebbe a dire Battiato di Sergio Endrigo sottolineandone il grande profilo di Uomo puro e semplice: "Non si è mai fatto coinvolgere dal rumore stupido del successo".



Nel lontano 2005, alla sua scomparsa, agli amici del TONNUTO descrissi così la sua arte... dieci anni dopo sottoscrivo ancora quel pezzo che, per memoria, riporto qui sotto.
Viva Sergio. Sempre.


(tratto da IL TONNUTO  54 -  SETTEMBRE   2005 - )

IL GIARDINO DI … SERGIO

LA SCOMPARSA DI SERGIO ENDRIGO


di Rho  Mauro

Qui al TONNUTO Sergio Endrigo era di casa.
Nel maggio del 2004 girammo mari e monti per riuscire a trovare il suo ultimo lavoro ALTRE EMOZIONI distribuito dalla  Azzurra Music.
In fondo tutti voi, più o meno grandicelli, che leggerete queste righe, non potrete non ricordare le sue canzoncine; LA CASA, L’ARCA DI NOE’, ERA D’ESTATE… solo per citarne alcune.
Erano canzoncine, alcune tra queste, fatte proprio per i bimbi, ma che, nella loro semplicità nascondevano poesia allo stato puro, semplici, mai banali.
SERGIO ENDRIGO – QUANDO LA MUSICA E’ POESIA è il titolo di un cd uscito nel 2000 edito dalla FONIT CETRA e che raccoglie i suoi successi. Tutto ruota, insomma, alla poesia.
Endrigo era poeta, cantautore; era uomo gentile e dal fare dimesso. Era sempre più lontano dal mondo tutto fatto di lustrini della musica “che gira intorno”.
Se n’è andato lo scorso 7 settembre, lasciandoci in eredità tutta una serie di capolavori… molti dei quali ancora da scoprire.
Perché, al di là delle canzoni, quelle più famose, Endrigo ha composto una marea di gemme nascoste; ne è un chiaro esempio quella stupenda canzone che è ARIA DI NEVE che il nostro amato Franco Battiato andò a rispolverare nel suo FLEUR (1) dandole nuova luce.
E sapete quante altre autentiche gemme come quella sono saltate fuori dalla mente e dalla chitarra di Endrigo? Tante, tantissime.
Il problema è che molti dei suoi vecchi vinili non sono mai stati ristampati su cd e così canzoni stupende sono nascoste, chissà dove.
Ad esempio, un giorno mi misi di buzzo buono per cercare di recuperare un vecchio LP che conteneva quella che, a mio giudizio, tra le tante, è la sua più bella canzone: IL GIARDINO DI GIOVANNI.
Ovviamente non trovai il cd, semplicemente perché non era mai stato ristampato in quel formato.
Ho dovuto aspettare fino all’anno scorso quando, nel già citato ALTRE EMOZIONI, tra le altre, Endrigo ha riproposto anche quella canzone.
IL GIARDINO DI GIOVANNI parla di un giardino appunto, che può essere il giardino segreto dell’infanzia di tutti noi; quel luogo a metà tra il reale e il fantastico, dove tutto è possibile e tutto incredibile.


(…) IL GIARDINO DI GIOVANNI

ABBRACCIATO ALLA SUA CASA

DOVE NON MUORE MAI LA ROSA

E NON SI COMPUTANO GLI ANNI

IL GIARDINO DI GIOVANNI

LA’ RITROVI OGNI VERSO, OGNI LIBRO PERDUTO

L’ORSACCHIOTTO E LA PRIMA VOLTA

TROVI L’AMORE ALATO E NON PIU’ MIGRATORE

LIBERO VOLA MA DENTRO IL CUORE

LA’ PUOI ESSERE MAGO ALCHIMISTA TROVATORE D’ORO (…)


Così, in silenzio, ci ha lasciato un grandissimo interprete della canzone d’autore italiana; resterà di lui il ricordo per sempre; almeno finché   in una stanza qualsiasi, di un bimbo qualsiasi in un anno qualsiasi due genitori intoneranno una ninna nanna che fa: “C’ERA UNA CASA MOLTO CARINA…”

So long, amico Sergio.



sabato 5 settembre 2015

AVAST - "LAVATRICI"


"LAVATRICI"  rappresenta l'esordio musicale "ufficiale" degli AVAST  gruppo già attivo da anni vincitore in passato dell'Italian Wave Basilicata 2013 e presente in gran parte delle rassegne canore di musica d'autore dello stivale italico (Arezzo Wave, Il Tenco Ascolta, Reset Festival Torino, Pollino Music Festival, Botteghe D'Autore, Vulcanica Live Festival).
Insomma, alla resa dei conti, questi ragazzi sono "on the road" già da tempo e, nel loro primo cd si riescono ad intuire  le loro ottime doti.
La copertina, curiosa,  immortala i segni del tempo sul volto di Salvatore, un abitante del complesso residenziale situato a Genova e chiamato proprio "Le Lavatrici" : Salvatore guarda fuori il mondo con i suoi occhiali da sub ed è anche lui nella lavatrice, alla prese con il suo "lavaggio" ... ma la sua aria è quella di chi questo lavaggio lo sfida ... e ne uscirà "pulito".
Il disco si compone di 9 canzoni spalmate in 35 minuti di musica.
Otto canzoni sono opera autografa dei nostri mentre l'unica cover contenuta nel disco è "POOR BOY" scritta da un ragazzo che da anni non è più con noi e che a me personalmente è sempre piaciuto molto: Nick Drake leggendario cantautore che in vita non ebbe il successo che meritava.
Ma a tenerlo vivo ci pensano artisti come gli AVAST che ce lo riportano con la loro cover. 
Cover non banale. Anzi ...  è particolare... i ragazzi si prendono anche qualche licenza poetica come quella, per esempio, di recitare una parte del testo in dialetto "lucano" il che rende al brano una luce diversa  ma, devo dire, più che riuscita.
Gli AVAST sono composti da Benedetto Guadagno alla voce, Fabio Gammone alla chitarra acustica, Giovanni Lentini alla chitarra elettrica, Cristiano Giammatteo alle tastiere e voce, Roberto Bellasalma al basso e Antonio Giambitti alla batteria.
Ospiti in questo LAVATRICI sono Ludovica Manzo alla voce nei brani LAVATRICI e POOR BOY e Canio Coscia al sax tenore in LAVATRICI, QUANDO MANCA IL SALE, POOR BOY, SE ESCI PER FUMARE.
Ad aprire l'album è proprio LAVATRICI dove il lavoro del gruppo è subito arricchito dal sax del già citato Canio Coscia che regala al pezzo venature jazz, bella ed espressiva la voce di Benedetto Guadagno che si intreccia a meraviglia con quella di Ludovica Manzo.
Dopo NAZISMO A PARTE che è un pezzo interlocutorio - a mio giudizio un po' sotto tono -  il disco riprende decisamente  quota con QUANDO MANCA IL SALE che è invece una bella ballata con un ritmo decisamente gradevole dove il lavoro alle tastiere è ben fatto. Uno dei pezzi migliori del disco.
PORTAMI UN TOPO 1914  è un altro pezzo "carico": da questo punto di vista ottimo il lavoro della sezione ritmica che lavora in maniera superba e regala così alla canzone un tappeto sonoro incandescente.
Già detto della cover di  POOR BOY la seguente SENZA METTERTI LA CERA  è un altro pezzo di "passaggio"  che non mi ha regalato particolari emozioni.
Stupenda è invece SOLO I TUOI OCCHI  che è veramente una bella ballata: altra freccia andata a segno.
Così come bella ed evocativa è SE ESCI PER FUMARE.
La conclusiva SEMPLICEZZA è la "gemma" del disco. Una canzone da cantautore di razza. Un testo evocativo e sognante si accompagna con un tappeto sonoro tenute, a tinte pastello, ed è proprio con questo pezzo qui che gli AVAST si guadagnano in definitiva tutta la mia stima. Canzone davvero magnifica.
In conclusione questo primo lavoro degli AVAST lascia dentro buone sensazioni ed in fondo, da gente che coverizza canzoni del Genio Nick Drake,  non ci si può che aspettare belle cose ... quasi fosse naturale.

AVAST - LAVATRICI (2015)  Edizioni Cramps Music / Protosound Records/Edel Distribution
Lavatrici
Nazismo a parte
Quando manca il sale
Portami un topo 1914
Poor Boy
Senza metterti la cera
Solo i tuoi occhi
Se esci per fumare
Semplicezza











sabato 25 luglio 2015

PIANO CHE PIOVE (P.C.P.) "IN VIAGGIO CON ALICE"



"In Viaggio con Alice", primo disco del gruppo PIANO CHE PIOVE (P.C.P.), composto da nove tracce, condensa tutto il credo musicale di questi ragazzi che ci deliziano per 37 minuti con canzoni d'autore nello stile classico, mischiando ora influenze di jazz e ora di bossa nova che rendono il progetto vincente. 
Nel dettaglio i PIANO CHE PIOVE sono: Sabrina Botti alla voce, Massimo Ghilardelli al contrabbasso e dobro, Ruggero Marrazzi chitarre e cori, Mauro Lauro chitarra e cori, mentre ospite alla batteria è Giuseppe Mele.
I testi e le musiche sono di Ruggero Marazzi con l'aiuto di Mauro Lauro per le costruzioni armoniche, le idee di arrangiamento e strutture ritmiche sono di Massimiliano Ghilardelli, tutte le scelte interpretative sono di Sabrina Botti.
E proprio la voce della Botti è una delle armi vincenti del disco.
La cantante interpreta tutti i brani in maniera sublime e la sua dolce voce diventa subito familiare nel giro di pochi ascolti: una voce calda, amabile, che in alcuni brani (penso a COME SI FA o  IL CARTOGRAFO) diventa celestiale.
Il gruppo si autodefinisce così sul sito internet   www.pianochepiove.it :

P.C.P. è un progetto di musica indipendente, fatto da musicisti che, più o meno, per cultura o per casino hanno passato una fetta consistente della propria vita suonando per le orecchie degli altri. Abbiamo fatto le scuole di musica, abbiamo suonato in posti possibili e impossibili, in Italia e fuori, pagati e non pagati.
Abbiamo fatto il rock, il country, qualche spolverata di jazz, fra assessori in abito scuro e osti con le patacche. Oggi abbiamo un progetto nostro, un'identità acustica, coltiviamo il gusto della sintesi e delle armonie leggere. Il nostro obbiettivo è portare le canzoni ovunque, i nostri destinatari sono tutti quelli che, almeno una volta, si sono emozionati per una musica, un testo, una memoria associata a questo o a quello.

Le canzoni del disco descrivono la straordinaria normalità della quotidianità e la forza dei testi è proprio quella di raccontare storie comuni nelle quali ognuno di noi  può facilmente ritrovarsi.
Ogni canzone, dall'iniziale META' MARZO sino alla conclusiva I TRENI IN SETTEMBRE, segue una struttura quasi cinematografica: ci vengono proposte una serie di diapositive. di immagini fotografiche che, nella descrizione dettata dalla straordinaria voce della Botti, diventano un film che racconta storie affascinanti: questo è un vero e proprio esercizio di stile e la canzone IL CARTOGRAFO ne è forse l'esempio migliore insieme ad AUTUNNO e I TRENI IN SETTEMBRE che non sono da meno.
Il brano COME SI FA è stato inciso per la prima volta dalla cantautrice Amelie nel 2011 ed ha vinto il terzo premio al concorso "Premio Poggio Bustone".
Le canzoni del disco sono state registrate  tra giugno 2013 e febbraio 2014 ed il disco è stato registrato da Pablo Coniglio presso Insound Studio di Milano e mixato da Luca Cirio al Late Sound Studio sempre in Milano.
Ho trovato in questi ragazzi dei nuovi compagni di viaggio... e non solo perché la "loro" Alice è in viaggio ... ma proprio perché una volta inserito il disco nel lettore si parte davvero per nuove mete.
La destinazione? La buona, sana e bella canzone d'autore Italiana ... che ha grandi interpreti anche lì dove i progetti nascono indipendenti, senza grossi budget, ma con quella passione che è l'anima delle cose fatte con amore.
Viva i PIANO CHE PIOVE. 


PIANO CHE PIOVE (P.C.P.) - IN VIAGGIO CON ALICE  (2015)
1) META' MARZO
2) IL CARTOGRAFO
3) IN VIAGGIO CON ALICE
4) COME SI FA
5) LE ORE CONTATE
6) AUTUNNO
7) OCEANO IN BIANCO E NERO
8) MILANO-ROMA
9) I TRENI IN SETTEMBRE 


SABRINA BOTTI; voce
GIUSEPPE MELE: batteria
MASSIMILIANO GHIRARDELLI: contrabbasso e dobro
RUGGERO MARAZZI: chitarre e cori
MAURO LAURO: chitarre e cori




(P.C.P. foto tratta dal sito del Gruppo)