sabato 8 aprile 2017

Francesco Garito - L'ATTESA



Quando, nel marzo del 2011 (TONNUTO N. 115), chiudevo la recensione del primo disco del cantautore calabrese (ma toscano d'adozione)  Francesco Garito scrivevo: "FOTOGRAFIE è il disco di una grande promessa che la prima scommessa  della sua carriera l'ha già vinta. Attendiamo conferme." non mi immaginavo certo che, queste conferme, avrebbero dovuto rimanere a distillare per ben sei (lunghi) anni.
E così ecco arrivare la seconda opera di Garito che, non è un caso, è intitolata  L'ATTESA.
Fondamentale, per la "costruzione" de L'ATTESA, è stato l'incontro di Garito con Stefano "Stiv" Cantarelli in quale, oltre a co-produrre il disco con l'artista calabro-toscano, presta allo stesso la sua voce ai cori e le sue chitarre.  
Questa collaborazione artistica che si è sviluppata negli studi de "L'Amor Mio Non Muore" di Forlì è tutta lì nelle otto canzoni che compongono il secondo disco di Garito.
La vena delle canzoni è quella che già aveva accompagnato l'ascoltatore in FOTOGRAFIE: la penna di Garito si intinge di intime riflessioni e la visione d'insieme delle cose della vita che viene fuori da L'ATTESA è un intimo messaggio che invita a cogliere l'attimo, l'istante, anche se, per tale esercizio di stile, è necessario passare attraverso il momento, appunto, della sosta, della riflessione.
Oltre al già citato "Stiv" Cantarelli suonano nel disco Maurizio Bartoli al pianoforte e tastiere, Antonio Perugini alla batteria, mentre un altro Grande Toscano, il "nostro" Massimiliano Max Larocca presta la sua voce nel pezzo I GIORNI DELL'ABBANDONO.
Il disco si apre con lo splendido pianoforte di Bartoli che ci accompagna nel breve viaggio ad  ARCADIA luogo ove l'ideale di convivenza tra uomo e natura è di casa.
L'ATTESA  riparte proprio dalla terra di Arcadia per rivendicare la bellezza della natura che circonda l'esistenza umana. Profonda riflessione sul destino del tempo "speso" dall'uomo sulla terra e non "per" la terra.
La seguente FAHRENHEIT 451  è ispirata all'omonimo libro scritto dall'americano Ray Bradbury nel 1953 (e quindi dalle immagini del film che ne trasse il francese Truffaut nel 1966). Visioni di un mondo proiettato senza soluzioni di sorta verso un individualismo sempre più imperante e una perdita del senso reale  delle cose: versi di grande "presa" come "Chi ci aiuterà a sostenere questo canto ? / Chi si fermerà ad ascoltare ancora il vento ? / Allora dimmi! Dove si va ? / Verso che storia, che identità ? Allora dimmi ! Come ti va? Che latitudine ha la verità ?" ci raccontano di un cantautore, Francesco Garito, che sa cogliere il senso "vero" delle cose e lo sa esprimere con il giusto sentimento.
Nel brano I GIORNI DELL'ABBANDONO Garito si avvale dell'aiuto di Max Larocca il quale presta la sua inconfondibile voce a questa canzone che trae ispirazione dall'omonimo romanzo della scrittrice Elena Ferrante. Una canzone che invita a raccogliere le lacrime di un dolore per trasformarle  in una occasione per ripartire cercando il proprio "posto" nel Mondo.
EVISIONI, il cui testo è una poesia scritta da Paolo Dattola,  è un brano decisamente più rock rispetto ai  precedenti. Invettiva contro il materialismo e la scarsa spiritualità del nostro tempo ha nel suono distorto delle chitarre elettriche un monito bello e chiaro
Il brano A' NACA è una ninna nanna cantata da Francesco Garito in dialetto calabrese nella quale si chiede alla luna e all'acqua dei fiumi di essere benevoli così che il bambino, nella culla, possa ridere della confusione che regna nel mondo addormentandosi, beato, vegliato dalla natura e sognando un mondo migliore.
IL PANORAMA DI BETLEMME è una canzone di Francesco De Gregori (contenuta nell'album PEZZI del 2005) che  Garito rivisita a modo suo. La vena minimalista che Garito sceglie per  "vestire"  a suo modo il brano si rivela una scelta perfetta e la canzone si integra alla perfezione con gli altri brani de L'ATTESA. L'attesa della Morte per l'uomo ferito è la quintessenza stessa dell'ultima attesa che, prima o poi, tocca a tutti.
A chiudere L'ATTESA vi è una ballata splendida: GIORNO D'AUTUNNO. Il testo è tratto da una poesia del poeta e scrittore austriaco Rainer Maria Rilke. La musica che Garito cuce intorno al brano è stupenda, coinvolgente. Una preghiera per la fine dell'estate e l'arrivo dell'autunno con il suo carico di fresco e la maturazione del vino... in attesa di una nuova primavera.
Il giudizio su questo secondo album di Francesco Garito è ampiamente positivo. L'album è molto ricco di spunti e contenuti. E' chiaramente il risultato di una "maturazione" artistica ormai completa.
Abbiamo dovuto attendere sei anni ma  L'ATTESA non è stata vana: in un mondo che tende a consumare tutto, subito, in fretta versi "liberi" come  "Quel che conta non è poi invisibile, ma risiede nelle nostre lacrime. E' difficile cogliere le immagini, se non si è preparati ai miracoli."  sono da appuntare nel taccuino degli aforismi celebri. Versi del  Cantautore Calabro-Toscano Francesco Garito un Uomo capace di generare Grandi Sentimenti in chi è disposto ad ascoltarne i versi.
Rarità da tenere stretta tra le mani.




(FRANCESCO GARITO - GIORNO D'AUTUNNO)



(FRANCESCO GARITO - L'ATTESA)















martedì 31 gennaio 2017

Il Tusco - IL TUSCO FEAT. LUKE SMITH


"IL TUSCO  FEAT. LUKE SMITH" è il titolo dell'album che segna il ritorno del nostro fratello musicale Diego Tuscano.
Attivo da parecchi  anni il Tusco, con la sua "musica a pressione",  è un'autentica Leggenda tra Piemonte e Valle d'Aosta. 
E' uno di quegli artisti che, instancabilmente,  continua ad "agitare" musicalmente l'ambiente che lo circonda. 
Prima con gli Autodistruzione Blues poi con i SanniDei e quindi  con gli Elettrocirco ha portato in giro per l'Italia e l'Europa il suo credo musicale: un mix di hard -rock- blues d'altri tempi.
E' da anni un fratello del Tonnuto. 
E' nato nel mio stesso anno, il 1971,  e nello stesso mese, maggio, sono solo più vecchio io  di otto giorni. Ma quello lì è un dettaglio.
Un uomo, Diego Tuscano, che incarna perfettamente il mio ideale di artista: per la passione che lo muove, per il Grande Cuore che mette in ogni singola canzone che scrive e canta.
Per questo suo secondo album da solista  (il primo ha inaugurato questo blog nel marzo del 2015 consultabile a questo link http://confessochehoascoltato.blogspot.it/2015/03/il-tusco-canta-e-mao-gliele-suona.html) Diego ha preparato le valigie ed è partito per l'Inghilterra.
Con la collaborazione di Luke Smith, voce e chitarra degli inglesi ULYSSES, ha registrato presso i Black Glove Studios questo suo  nuovo disco.
Trentatrè minuti di pura esplosione artistica che ha in seno tutto il credo musicale del Tusco: rock blues "a pressione"  condito in salsa psicadelica con una buona dose di salsa ipnotica e la vena del progressive sempre aperta. L'album, distribuito dall'Andromeda Relix è inserito "under file" Hard Rock in italiano: ma la definizione pone limiti e confini che non ci stanno ... 
Con l'esperienza di Luke Smith alle chitarre, tastiere e sintetizzatori, con  Todaro alle batterie, con la poco consueta formazione di una doppia batteria di basso a cura di  di Stefano Trieste e AleAlle e con la partecipazione di Julyan Weels Cathedral e Shane Maxymus alle percussioni, Snooky Chivers all'organo hammond IL TUSCO FEAT. LUKE SMITH propone otto brani originali composti e cantati in italiano da Diego. 
Canzoni che hanno dentro rabbia e che riflettono i colori a tinte scure dei  nostri tempi. Tra le canzoni che più mi hanno colpito  segnalo OSSESSIONE, PULSAZIONI, DANZATORI NEL LURIDO BANCO DEI PEGNI.
La voce del "mio" Tusco migliora  album dopo album. E' uno Strumento di rara potenza ed ha un timbro che, definisco "Master Vintage", laddove intendo dire con ciò che ha dentro  qualcosa di ancora "Puro e Originale".
Grande Tusco. 
Un Grande Abbraccio Fratello.












lunedì 30 gennaio 2017

John Strada - MONGREL


MONGREL è il titolo del nuovo lavoro di John Strada.
Il Rocker di XII Morelli in quel di Cento manda alle stampe un disco di splendida fattura.
Non si tratta di un disco nuovo vero e proprio.
MONGREL è infatti la traslitterazione in lingua inglese del suo lavoro precedente METICCIO.
Il risultato di questa trasposizione è a dir poco spettacolare.
Un po' perche, in vero, John Strada a sentirlo cantare queste canzoni in un perfetto idioma inglese pare più un madrelingua che non un indigeno e anche un po' perchè quando uno ha nelle sue vene il DNA dello storyteller ha le carte in regola per colpire al cuore gli amanti della buona musica.
Sono ballate belle e dense di storie vissute quelle narrate da John in questo Mongrel.
In compagnia dei fidati THE WILD INNOCENTS Strada ripropone le dodici tracce di METICCIO arricchendole con 3 nuovi pezzi preparati per l'occasione.
Ad arricchire il già ricco buffet musicale di MONGREL John Strada chiama a dargli manforte diversi amici e compagni di ventura incontrati tra un palco e l'altro della sua lunga carriera.
Così troviamo a duettare con lui  il cantautore americano Jono Manson nell'iniziale HEADIN' HOME, quindi l'inglese (ormai naturalizzato americano) James Maddock è ospite nella spledida PROMISES, spazio poi al duetto con il cantautore di Chicago Michael McDermott in I'AM LAUGHING mentre in JOHNNY AND JANE  appare il leggendario cantautore canadese Bocephus King che in Italia è ormai di casa.
Le canzoni di John Strada convincono in questo MONGREL così come di forte impatto emotivo erano anche nella versione di METICCIO.
Su tutte, ancora una volta, metto CHRISTMAS IN MAGHREB  canzone di adamantina bellezza che racconta molto delle straordinarie doti compositive di John Strada.
MONGREL è un disco da ascoltare e riascoltare ad altissimo volume per apprezzare in ogni sfumatura tutta la perizia di John, un Rocker Vero che, con questo suo settimo lavoro, si conferma uno dei più "veraci" cantastorie dell'italico stivale. 
MONGREL è il suo settimo sigillo. 
Rock allo stato Puro.



(PROMISES - John Strada - feat James Maddock)





sabato 26 novembre 2016

Van Morrison & il Vicolo dei Ricordi



KEEP ME SINGING ultimo disco del Maestro Irlandese  Van Morrison è un gran bel disco. 
E questa non è certo una novità.  
Morrison, a suo tempo definito "La più bella voce Bianca" di Blues  e R&B, ha sempre mandato alle stampe prodotti di ottimo livello. Mai meno che eccellenti.
Ma in questo suo nuovo disco vi è un pezzo che, a mio parere, è tra i più belli mai scritti e cantati.
MEMORY LANE (Vicolo dei Ricordi o Vicolo della Memoria).
Una canzone straordinaria. Densa. Spettacolare.
L'ho ascoltata la prima volta mentre ero indaffarato in altre faccende ma, subito, ho mollato ogni cosa e mi sono fermato lì davanti alle casse del lettore cd.  Ho bloccato la traccia e l'ho fatta ripartire dall'inizio.
Ho preso il libretto allegato con il testo e mi sono messo in attento ascolto.
Il tappeto sonoro su cui si adagia questa magica "poesia vestita da canzone" si srotola partendo da uno splendido intro di archi e poi via con un ampio respiro e la chitarra a cui si uniscono poi il piano mischiato con l'organo hammond e con il suono del corno inglese. Una melodia magnifica.
Il testo riesce a rapire l'attenzione nel breve volgere di pochi versi.
Il viaggio nel "Vicolo dei Ricordi" parte da una giornata di novembre, come potrebbe essere stata quella di quando questa canzone l'ho sentita per la prima volta, ma anche come potrebbe essere oggi.
Partendo dall'autunno della vita questa magica ballata del grande Van "The Man" Morrison percorre i viali della memoria e del ricordo e ci pone questioni veramente profonde.
Un luogo dove fuggire e ritornare salvo poi, una volta ritornato, non riuscire più a trovare il bandolo della matassa della vita "Now I'm back here again with more questions than answers" (Ora sono di nuovo qui con più domande che risposte).
Una Canzone, o meglio, una Poesia dove si mischiano emozioni diverse e nella quale la nostalgia di quel luogo chiamato Memory Lane è la nostalgia che ognuno di noi ha dentro allorchè intraprende quel viaggio nel "Vicolo dei Ricordi" che il Maestro Irlandese ha percorso nel breve volgere di  illuminati versi che durano quattro minuti ma hanno dentro tutto il tempo del mondo.
Magnifica e Sognante MEMORY LANE è quella canzone che,  si dice, da sola vale il prezzo del disco.
Le emozioni che trasmette sono uniche.
Questa canzone è già diventata parte integrante del viaggio.



Questo il link per ascoltare la canzone su Vimeo:


It's Autumn time, going on November
I view the leaves in all their splendour
Is it déjà vu, I just can't remember
I stop a while and take in the scene

I stop a while and ask a stranger
Is this the place that was once called Memory Lane
I don't know where I am or what I'm after
I'm stuck here again back on Memory Lane

Now the leaves are falling and it's coming on to Winter
Nights keep getting shorter and shorter every day
One sign up ahead says 'Danger'
Another one says 'Stop'
One says 'Yield this way'

And it swerves and moves around the corners
And there's flashing lights up ahead 'round the bend
The road curves and twists and turns
And twists and turns and wanders
'Til you get, ' til you get to the very end

Now I'm back here again with more questions than answers
And I'm standing in the pouring rain
There's something moving, moving in the shadows
And it's getting dark now, up on Memory Lane

I stop a while and ask some strangers
Is this the place that was once called Memory Lane
I don't know where I am, don't know what I'm after
I'm stuck here back on Memory Lane

I stop a while and ask some strangers
Is this the place that was once called Memory Lane
Don't know where I am right now or what I'm after
I'm stuck here up, just up on Memory Lane
I'm stuck here up, back on Memory Lane
I'm stuck here back up on Memory Lane
I'm stuck here back, back up on Memory Lane





sabato 29 ottobre 2016

Chico Buarque - AO VIVO PARIS - LE ZENITH



Se passate da qualche edicola in questo fine mese di ottobre dell'anno 2016  guardatevi bene attorno. Da qualche parte lì fra giornali, e di tutto e di più, di sicuro troverete il cd la cui copertina vedete qui sopra riprodotta.
I "benemeriti" di Musica Jazz hanno mandato alle stampe un disco a dir poco splendido.
"CHICO BUARQUE AO VIVO PARIS - LE ZENITH" è  un album che, originariamente edito nel  1991, rappresenta una delle più belle testimonianze della grande carriera del cantautore brasiliano Chico Buarque.
Detto che il disco è stato registrato  presso la celebre arena coperta "Le Zénith" il 10 maggio del 1979 va detto anche che questo cd è ormai praticamente  introvabile, e questa ristampa di Musica Jazz va quindi a riportare alla luce tutta l'arte della bossanova espressa qui da uno dei suoi massimi interpreti.
In 64 minuti di musica ci sono dentro 22 canzoni che hanno fatto una buona fetta della storia della musica d'autore made in Brasil.
Basti citare la "classica"  "O Que Serà" tanto per dirne una.  
Chico Buarque, autentico eroe della musica popolare brasiliana, in questa registrazione live vi porterà dentro il mondo colorato che passa per la sua città natale Rio de Janeiro fino ad abbracciare tutta la grazia e la passionalità di un continente intero.
Canzoni come la già citata "O Que Serà", "Samba do Grande Amor", "Joao e Maria", "Samba de Orly" (scritta con due altre leggende che rispondo ai nomi di Toquinho e Vinìcius de Moraes) sono qui eseguite da una "large band" che, oltre al Nostro con la sua inconfondibile voce e chitarra, comprende  Cristovao Bastos e Hugo Fattoruso alle tastiere, Luiz Claudio Ramos alle chitarre, Zeca Assumpcao al basso elettrico, Wilson Das Neves alla batteria, Chico Batera, Joaozinho, e Mestre Marcal alle percussione e  Marcelo Bernardes al sax soprano, flauto e clarinetto. Insomma una grande Band che suona e macina una bossanova celestiale.
Nel primo fresco di questi giorni autunnali niente di meglio di un disco come questo che, come una coperta, scalda i cuori e colora un po' il grigio del cielo.
Viva Chico Buarque.
Viva Brazil !!!



(Chico Buarque - Ao Vivo Paris Le Zénith - Joao e Maria)


martedì 4 ottobre 2016

Elvis ... e quando eravamo (quasi) Re.


C'è un momento nella vita di ognuno di noi nel quale sì, in quell'attimo lì, ci sentiamo (quasi) Re.
Ad ognuno il fato riserva questo momento. Poi c'è chi se ne accorge, e lo assapora fino in fondo, per rammentarselo per il resto della vita. E c'è chi invece è lì, come un Re, ma non se ne accorge e l'attimo vola via e diviene per sempre rimpianto senza poter essere ricordo.
Quando, esattamente 40 anni fa,  nell'ottobre del 1976 Elvis Presley registrò le sue ultime canzoni erano passati ben 22 anni dalle sue prime registrazioni del luglio 1954.
In questi 22 anni  Elvis divenne l'indiscusso Re del Rock & Roll.
"The King"  registrò e vendette tonnellate di dischi.
Tra le miriadi di pubblicazioni, edizioni e riedizioni, delle sue celebri canzoni  questa raccolta ELVIS - TODAY, TOMORROW & FOREVER  (edita nel 2002 e ristampata più recentemente nel 2014) ha il pregio di raccogliere in 4 cd  100 rarissime versioni di canzoni che il  Re amava cantare nelle più disparate occasioni.
Vi sono canzoni sue, ma anche gemme assolute di altri autori come  Ray Charles, Carl Perkins, Willie Nelson, Gordon Lightfoot, Buffy Sainte-Marie, Chuck Berry.
Canzoni bellissime. Senza tempo.
Canzoni che, riascoltate ancora oggi, regalano momenti di grandi emozioni: perchè Elvis era sì un personaggio parecchio scenografico, ma era sopra ogni cosa un interprete fantastico. Per lui rock, gospel, blues e country erano la stessa cosa.
Tra le 100 alternative takes  di questa raccolta ve n'è  una che mi ha davvero scaldato l'anima: la canzone è UNTIL IT'S TIME FOR YOU TO GO  ed è della cantautrice Buffy Sainte-Marie che la incise nel 1965.
Questa splendida versione del Re fu registrata il 17 maggio 1971.
Io avevo 11 giorni di vita e a Nashville vi era un Re.
Forever.



(Elvis - Until it's time for you to go)









sabato 1 ottobre 2016

Marcello Parrilli - MENDICANTI DI UMANITA'


Marcello Parrilli, cantautore toscano, manda alle stampe in questo autunno 2016 il suo quarto album titolo molto evocativo di MENDICANTI DI UMANITA'.
La comunità cantautorale toscana (da sempre molto attiva)  in quest'annata 2016 è in particolare fermento, e dopo gli ottimi lavori di Larocca, Cantini, Del Sangre e della "texana" Millanta ecco che arrivano le liriche e le musiche di Parrilli a dar manforte a quella che, a suo tempo, chiamai la  "truppa toscana".
Parrilli, classe 1978, si dimostra subito un cantautore di gran classe e in MENDICANTI DI UMANITA'  condensa in modo splendido il suo credo musicale: dodici canzoni  e 46 minuti di grande musica.
L'approccio musicale è quello tipico del classico cantautorato made in Italy e le basi di MENDICANTI DI UMANITA' sono lì nella voce, nella chitarra  e nelle splendide liriche di Marcello Ma non solo. Perchè Parrilli dimostrandosi un valido polistrumentista a tutto tondo nel disco  suona anche pianoforte e violino.
A colorare le canzoni del disco il cantautore toscano fa ampio e personale uso dei sintetizzatori che contribuiscono alla riuscita del progetto rivalndosi come un valore aggiunto.
MENDICANTI DI UMANITA' è stato registrato nell'ormai "leggendario" Paso Double Studio del "deux ex machina" Gianfilippo Boni.
Lo stesso Boni, che ha accompagnato Marcello lungo la via nella realizzazione del disco, è attivo in diverse canzoni con il suo splendido pianforte.
Anche altri "ragazzi della truppa fiorentina" fanno capolino qua e là nelle canzoni del disco: ci sono Max Larocca, Marco Cantini e Stefano Benucci in arte Fano. 
L'album si apre con la canzone che lo titola: MENDICANTI DI UMANITA'. La voce di Parrilli diviene familiare nel giro di pochissimi attimi e in questa prima canzone l'organo hammond di Boni, e il basso e la batteria rispettivamente di Lorenzo Forti e Fabrizio Morganti si raccolgono tutti intorno alle liriche molto aderenti alla realtà dei nostri giorni. Tempi nei quali l'umanità si deve, davvero, mendicare ed è dimenticata "Tra le vetrine di questa città / Senza cuore e senz'anima". 
IO E TE IN UN MONDO PERFETTO si apre con la sola chitarra di Marcello a dettare un'altra riflessione amara nella quale versi come "Io e te in questo vuoto iinteriore / che ci circonda, che ci inonda, che ci fa sentire soli / soli coi nostri cuori" raccontano di un autore che riesce ad esprimere nel breve spazio di una canzone profonde considerazioni su un mondo che è davvero "imperfetto".
La canzone QUELLI DELLA MIA GENERAZIONE è stata scritta da Marcello a quattro mani con il "nostro" Max Larocca. Ed è proprio lo stesso Max a cantare il primo verso di quella che è una dolente ballata che ripercorre le comuni esperienze di gioventù e che si chiude con la constatazione che "Quelli della mia generazione / hanno pensato all'amore / come al porto dell'adolescenza / in un viaggio senza partenza". Sempre ottimo il lavoro del trio Boni/Forti/Morganti a cui va comunque aggiunto il costante apporto dei sintetizzatori abilmente mossi da Parrilli.
CASS (LA PIU' BELLA DONNA DELLA CITTA') si apre con le magiche note della fisarmonica di Giacomo Tosti per poi addentrarsi in un tappeto sonoro con la chitarra, il pianoforte e i sintetizzatori  di Parrilli, il Rhodes suonato da Boni, il basso e la batteria sempre a macinare precisi sopra liriche che si rifanno a quanto narrato della bella Cass da Charles Bukowski nel suo "Storie di ordinaria follia". Le liriche di Parrilli sono mature e si accostano a mostri sacri della letteratura in punta di piedi ma con incisività.
Con METAMORFOSI Parrilli si approccia ad un altro personaggio leggendario della letteratura mondiale come Franz Kafka qui ricordato narrando il punto di vista di Gregor Samsa protagonista de "La metamorfosi". Ballata dai toni decisamente rockeggianti dove oltre ai sintetizzatori l'utilizzo del sequencers guidati da Boni creano un tappeto sonoro splendido.
La canzone L'ULTIMA ORA vede la collaborazione del cantautore Marco Cantini alla stesura di un testo che rievoca "l'ultima ora" del leader dei Nirvana Kurt Cobain.
AYUMI è una dolce ballata  ricamata tutta intorno dalla fisarmonica magistralmente suonata da Forti.
IN MEMORIA DI TE è tra le canzoni più belle del disco. Parrilli la dedica all'amico Matteo, compagno di classe ai tempi delle scuole superiori. In questa traccia il cantautore suona le chitarre, il pianoforte e il violino. Ed è proprio l'intro di pianoforte a destare subito l'attenzione al primo ascolto. La ballata è densa di emozioni. Di ricordi. E' una canzone che ha dentro il valore aggiunto di chi vive le cose della vita con il cuore. Versi come "E poi è finita anche la scuola / che i bei tempi ha portato via / sono iniziate le sfortune / e noi ci siamo persi". Magnifica.
IMMAGINI DIALETTICHE è un brano strumentale che vede Parrilli ai sintetizzatori e Boni alle prese con i sequencers. Solo loro due alle prese con un brano di musica sperimentale.
LE STRADE DI PARIGI (E CONTINUO A CHIAMARLO AMORE ?) è stata scritta a quattro mani con Marco Cantini che partecipa al pezzo con la sua voce: è un'altra grande canzone dove la voce dei due amici cantautori si alterna e ci accompagna in un viaggio che racconta l'esilio parigino del filosofo tedesco di origine ebrea Walter Banjamin. Questa è la prima delle canzoni di una sorta di trilogia che Parrilli, sensibile a vicende storiche e umane degne di essere ricordate, dedica proprio alla memoria del celebre filosofo della modernità.
UN'ALTRA STORIA DI ORDINARIA FOLLIA  vede la partecipazione alla voce di Stefano Benucci in arte Fano per raccontare un'altra pagina di storia, di vita e di esilio del filosofo tedesco Walter Benjamin.
Chiude il disco la tenue ballata IL SILENZIO DELLA NOTTE. In questo ultimo  episodio del disco Parrilli suona la sua chitarra accompagnato dalla sola - impeccabile - fisarmonica di Tosti. L'ultima notte di Walter Benjamin prima del tragico suicidio ad un passo dalla libertà è tutta lì in quei versi: "La notte porta consigli / qualche volta sbagliati / ma tanto domani / li avremo già dimenticati".
Marcello Parrilli nello spazio di dodici canzoni e tre quarti d'ora di tempo mi ha conquistato.
Le sue liriche attingono dalle vicende della vita quotidiana ma anche dal mondo della letteratura e della filosofia: sono riflessi che, in uno specchio,  mostrano tutta la stoffa di un ragazzo toscano che può tranquillamente definirsi un Signor Cantautore.




(MARCELLO PARRILLI - MENDICANTI DI UMANITA')






(MARCELLO PARRILLI - QUELLI DELLA MIA GENERAZIONE)