giovedì 2 giugno 2016

LEDI - Cose da difendere


"COSE DA DIFENDERE" è il titolo con cui il cantautore italo-albanese Ledi  ha mandato alle stampe la sua opera prima.
L'album, che è uscito nei primi giorni di maggio, si compone di nove tracce autentiche (testo e musica)  di Ledi spalmate in poco più di trenta minuti di ottima musica.
Se, nella struttura, le composizioni di Ledi si possono tranquillamente catalogare under-file "cantautorato puro" il tappeto sonoro sul quale queste liriche si vanno a svolgere è molto variegato.
Il suono con cui Ledi veste le sue composizioni contempla, al fianco a strumenti come chitarre acustiche, basso, violoncello e clarinetto, anche una buona dose di componente elettronica.
Un'elettronica "buona", che è al servizio delle liriche, ed è funzionale al progetto senza invadere lo spazio degli strumenti più "puri" del cantautorato acustico.
La canzone che titola l'intero lavoro COSE DA DIFENDERE è anche la prima del disco. E subito l'ottimo lavoro di Chiara Enrico e Ledi alla consolle dell'elettronica invade la stanza con suoni che evocano alla mia memoria echi di lavori lontani che ho amato (Battiato, Alice, Carboni ... tra i tanti che hanno utilizzato la componente elettronica per movimentare il loro suono e rendere epiche le loro composizioni). Le liriche di Ledi sono molto intimistiche e viaggiano sul confine dove l'animo ha le "proprie" cose care che vanno difese. Magistrale nello stendere pensieri molto complessi e tematiche profonde.
TELEMACO racconta lo svolgersi di una vicenda umana molto travagliata la cui conclusione, nella strofa  "Non servono eroi / ma padri.",  racconta della solitudine di madri e figli allorché i padri mancano come conseguenze di "guerre che non scelsi". Toccante.
In PENELOPE il ritorno dell'amato  è anche il ritorno della donna alla sua condizione di Regina della Casa. "Dove hai imparato che il prezzo del suo eterno / lo paga caro la schiena di una donna / dove d'autunno le vene delle foglie / dicon di te e di primavere smorte / ed anche un altro inverno / Penelope lo sai stanotte tornerò / e ti darò l'amore, e tornerai Regina."
DEVO TORNARE AL NORD è un'altra bella ballata dove l'elettronica veste le liriche di Ledi in maniera scintillante. Le  improvvise accelerazioni del ritmo della musica e dei vari campionamenti degli accordi regalano momenti di musica eccelsa. Ritorna Penelope perché proprio "al nord" "tra i suoi campi di grano / che di Penelope hanno gli occhi" e ritornato versi splendidi che, alla fine regalano un immagine suggestiva e malinconica: "devo tornare al nord dove oceani di rabbia / dal petto strappano la pace / per non morire in cassetti, vuoti / come cose dimenticate."
In UN TEMPO  Ledi  contempla e racconta le vicende che si legano a quel concetto cui diamo il nome di "tempo":"e freme tutto dentro / se non ti basta il tempo."
NAUSICAA  mette in evidenza , se ce ne fosse ancora bisogno giunti a questo punto del disco,  la straordinaria vena poetica che si allunga, come le ombre della sera,  sulle liriche di Ledi. Un artista che riesce a mettere i sentimenti dentro le storie che racconta. E nascono così versi stupendi come questo: "E allunghi la notte / perché tu sai che quando crolla il giorno / si vedono le rose / tu sai che quando soffia il vento / risuona molte cose."
COM'ERA PRIMA  ha il dolce incedere di una ballata mista tra i ricordi e le nostalgie: "se ripensiamo a com'era prima / quando tutto era facile / quando i rivoli di sole tra le dita riposavan tra di noi."
QUELLO CHE STA IN ARIA  ha un refrain fra i più piacevoli del disco "alla pazzia di non provare ad amarmi / preferisco quella di provarci almeno un po' / alla pazzia di non provare a sognarci / preferisco quella di provarci almeno un po'." che ritorna subito alla mente dopo il breve volgere di un ascolto.
La sorpresa più straordinaria di queste COSE DA DIFENDERE  Ledi la inserisce alla fine del disco, nella conclusiva ZEMRA INE.
La prima volta che ho ascoltato il disco non sapevo nulla di Ledi, chi fosse, da dove venisse ... così ho ascoltato il disco ma, giunto alla traccia 9, non riuscivo a capire la canzone. Che dialetto era ? Che lingua era ? Poi ho letto, mi sono informato ed ho scoperto che la canzone è cantata  in lingua albanese. 
Per chiudere il disco con dentro le COSE DA DIFENDERE Ledi ha scelto di comporre e cantare l'ultima canzone nel suo idioma natale. 
E così ZEMRA IME  che in italiano significa CUORE MIO è entrata nel mio cuore passando per la via principale.
Una canzone magnifica che si apre dolcemente con un piano  che magistralmente fa da sottofondo a tutto il brano. Bellissima.
Tutte le COSE DA DIFENDERE  questo giovane cantautore le ha messe dentro questo disco ben sapendo che la musica ha il prezioso dono di essere eterna. 
E così dentro un dischetto ci sta tutto il mondo di Ledi,  un cantautore che sa raccontare in maniera chiara e lucida le dinamiche che muovono l'animo umano.



(LEDI - ZEMRA INE)





(LEDI - PENELOPE)










martedì 24 maggio 2016

Mattia Ringozzi - "PENDOLARI"


Era il mese di aprile del 2010 quando, per la prima volta, presentammo sul TONNUTO il giovane cantautore ligure Mattia Ringozzi.
All'epoca Ringozzi debuttò con il suo primo lavoro intitolato LE STRADE.
Un disco che ci era piaciuto.
Conteneva tre/quattro canzoni davvero molto belle e, di fatto, rappresentava la nascita di una nuova promessa nell'ambito della giovane leva dei cantautori italiani.
Ora, a distanza di sei anni, Mattia Ringozzi ha realizzato un nuovo lavoro. 
Le sue storie hanno sempre a che vedere con il viaggio e così se il primo lavoro LE STRADE era come una sorta di mappa della via da percorrere, questo nuovo PENDOLARI mette in primo piano i viaggiatori.
PENDOLARI si compone di nove nuove canzoni  che ci accompagnano per quasi quaranta minuti di ottima musica.
Ringozzi è degno erede dei Maestri della scena Ligure. 
Su questo non vi è il minimo dubbio.
Se l'esordio del 2010 lasciava spazio a margini di miglioramento, questi anni passati  "sulle strade" della musica ne hanno affinato senz'altro il talento.
Già dall'iniziale ballata  AMORE MIO SORRIDI  la scommessa di Ringozzi è vinta. Canzone dallo stupendo lieve incedere con un tappeto sonoro magicamente ricamato intorno ad una storia fatta di amore e di un "ritorno"  la canzone è un ottimo viatico per il resto del viaggio. Un biglietto di sola andata per il magico mondo dei Pendolari.
VECCHIA AMICA VIGLIACCHERIA è un'allegra  ballata. Tutto intorno c'è aria di festa.
L'OMBRA DELLA LUNA ci riporta ad atmosfere più intimistiche. Ci avvolgono tutto intorno i  ricordi "E la tua piazza che si fa periferia / e ti ha visto fiorire / crescere e sognare / studiare danza sì/ ma con la voglia di cantare". Splendida ballata  consacrata dalla luna.
IL MARE DI SETTEMBRE  si apre con un piano che lento introduce il lieve cantato di Ringozzi in questa ballata che, come tutte le storie di mare, raccontate da chi lo conosce bene regala forti emozioni, sia per l'ottimo tappeto sonoro, sia per l'ispirato testo di Mattia. Una meraviglia.
PENDOLARI  potrebbe un giorno diventare l'Inno di tutti i Pendolari liguri. Ringozzi con un'ottima carica ironica tratteggia in pochi minuti l'identikit del "pendolare ligure". Un'altra autentica gemma in questo sorprendente disco.
Dopo lo sferragliata ironica della canzone precedente  Mattia Ringozzi  riporta nuovamente il treno di questa sua opera su binari decisamente più poetici. Nasce così la  superlativa CERCHERO' LA TUA MANO. Ballata d'amore a tinte pastello. Stupenda.
IL FILTRO DELLA NOTTE prosegue su  ritmi lenti e riflessivi. Una strumentazione che via via riempie l'aria  partendo da poche note di piano per regalarci il momento - a mio parere - più alto del disco. Una  visione poetica stupenda quella di Ringozzi: "Ora ho trovato un buco aperto / dietro al bianco di un bicchiere / cercano di farmi mollare / occhi di vite sotto chiave / ma primavera arriverà / neve di pioppi sul viale / quel vento porta sulle scelte e sul futuro / ancora amore e libertà." Una canzone  incredibile. Una delle più belle sentite in questo 2016. Un pezzo superlativo.
TEMPO AL TEMPO che apre con un tappeto sonoro minimale, solo chitarra e voce, è un'altra bella ballata che cresce ascolto dopo ascolto. 
TRENI  la posso definire come una preghiera laica al mezzo di locomozione ? Ma certamente sì. Il viaggio qui finisce e come finire nel migliore del modi una stupenda cavalcata musicale come quella di questo PENDOLARI ? ...
L'avesse ascoltata uno come Johnny Cash che dei treni era innamorato l'avrebbe presa e l'avrebbe cantata come fosse stata sua.
Cosa dire di questo disco ? 
Che è stata una grandissima -  gradita -  sorpresa. 
Mattia Ringozzi di strada, da quel disco d'esordio del 2010,   ne ha fatta davvero tanta.
E' diventato un Cantautore con la C maiuscola e sono contento di averlo incrociato per le strade della Musica.








mercoledì 11 maggio 2016

Gianfilippo Boni: "GIANFILIPPO BONI"




Gianfilippo Boni è un autentico Artigiano della Musica: è un cantautore di vaglia ma anche  un fine musicista che incanta col suo pianoforte. Ma Boni è anche un ottimo e quotato produttore.
Nel suo “Paso Double Studio” in quel di Bagno a Ripoli, nei pressi di Firenze, sono passati molti dei dischi che ho amato e ascoltato nel recente passato.
Così quando l’altra sera, in quel dell’1&25CIRCA a Cantù, ho avuto l’opportunità di conoscere Boni di persona ho avuto la conferma di quanto di buono avevo pensato sul suo conto.
Una persona splendida Boni. Un uomo di Musica.
L’amico Massimiliano Larocca  presentandolo dal palco dello storico locale di Cantù ha detto facendo riferimento alla sua personale passione per il Cavaliere Oscuro: “Ogni Batman ha il suo Robin …” – indicando Boni -  ed è così. Realmente così. In quasi ogni passo della carriera musicale di Massimiliano c’è sempre costante la presenza di Gianfilippo Boni.
Se penso al disco d’esordio di Larocca, “IL RITORNO DELLE PASSIONI”  ricordo che lì, per la prima volta ho incrociato il pianoforte suonato da Boni. Un lavoro superbo il suo  in quel disco che fu registrato proprio al  “Paso Double Studio”. E sempre il duo Larocca-Boni produsse  il successivo album di Max, LA BREVE ESTATE.
Boni ha prodotto anche alcuni capolavori “artigianali” tipici toscani, come PICCOLE ANIME SOLE e SASSO del bravissimo cantautore Massimo Chiacchio, FOTOGRAFIE di Francesco Garito ed ha poi prestato il suo pianoforte anche alla “nostra” Giulia Millanta.
Poche settimane fa ho potuto ascoltare il nuovo – splendido - disco del cantautore fiorentino  Marco Cantini SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO. Un lavoro che Boni ha prodotto ed arrangiato insieme a Cantini stesso. Un disco che è un capolavoro.
Recentissima la sua collaborazione con lo storico gruppo toscano dei DEL SANGRE con i quali ha cooprodotto l’album IL RITORNO DELL’INDIANO. Ricordo ancora, di un vecchio album degli stessi DEL SANGRE sempre prodotto da Boni  (“… UN NOME AD OGNI PIOGGA …”), lo splendido lavoro di Gianfilippo all’organo wurlitzer nel brano MARCELLA AU REVOIR.
Ma in mezzo a tutto questo lavoro per conto di altri Boni si è ritagliato il tempo per mandare alle stampe tre dischi a suo nome.
Non conosco i primi due lavori mentre questo suo terzo disco che, come vuole la “Regola del Numero Perfetto”,  è intitolato semplicemente GIANFILIPPO BONI l’ho ascoltato diverse volte nel giro di tre giorni e già lo amo come uno di quello dei suo “fratelli toscani” (Larocca, Millanta, Chiacchio, Garito, Del Sangre).
Il disco di Boni ha una copertina bellissima che, sola, già predispone bene all’ascolto: un uomo e una donna che abbracciati ballano una musica che è senza tempo. Le illustrazioni splendide sono opera di Francesco Chiacchio (immagino figlio di Massimo) mentre il progetto grafico è di Marina Giaccio.
Sin dall’iniziale PASSANO  i testi e le musiche di Boni toccano le corde dell’animo nel profondo. Con Gianfilippo  impegnato al pianoforte e voce ci sono Lorenzo Forti al basso, Bruno Mariani alle chitarre elettriche e acustiche e Fabrizio Morganti alla batteria. La voce di Boni, in alcuni momenti,  mi ricorda in maniera assoluta il cantato di Francesco Baccini. Una voce bella ed espressiva  che mi è diventata subito familiare.
POTREI si avvale dell’ottimo clarinetto di Nico Gori che ricama in maniera splendida un pezzo che diverte per la sottile ironia che emana.
IN OGNI STANZA è una canzone di grande impatto emotivo. Racconta dell’assenza in maniera dolce e delicata. Boni si conferma un cantautore a tutto tondo. Tratteggia la storia e così nella stanza è come se ci fossimo noi. Da segnalare l’ottimo lavoro di Claudio Giovagnoli al sax soprano e Marco Fontana alla chitarra.
SENZA DI TE  riprende dolcemente il tema della canzone precedente. Ottimo il tappeto sonoro ad opera di Forti, Morganti & Mariani.
TI OFFRO  è un’altra dolce love-song che con quei versi finali “Saremo due amanti / col cuore gonfio di botte / Ci stringeremo le mani / e troveremo la notte” sigilla una bella storia d’amore.
CON LA CRISI CHE C’E’  è una canzone dal sapore decisamente più rock delle precedenti. Il brano vede, oltre al pianoforte di Boni,  il “nostro” Bernardo Baglioni alle chitarre elettrice, Donald Renda alla batteria, Giovagnoli al sax tenore e il sempre presente Lorenzo Forti con il suo basso.
SENZA DISTURBARE è una poesia mutuata in canzone. Quasi una sorta di testamento. Il testo è splendido e conferma che Boni ha una mano  “illuminata”. Nel brano il lavoro di Gianfilippo al piano, synth e di Forti al basso e chitarra.
FINTA DI NIENTE è una sorta di lettera alla persona amata. Ed è un altro momento di grande poesia. Con un ottimo lavoro delle chitarre elettriche per mano di Baglioni e Fontana.
COMPLETAMENTE SENZA è la definitiva consacrazione dell’”assenza” un tema che è evidentemente al centro del cuore pulsante del lavoro di Gianfilippo Boni. Da segnalare Guido Masi alle chitarre elettriche e l’ottimo lavoro di Giovagnoli al sax soprano.
VAN GOGH è una sorta di “fuoco d’artificio” finale con l’ospitata del Grande Stefano Bollani. Lo schieramento è il seguente: Boni alla voce e pianoforte, Stefano Bollani al piano e fisarmonica, Nicola Vernuccio al contrabbasso, Vieri Bougleux e Leonardo Boni alle chitarre acustiche, Marco Barsanti alla batteria ed Enrico Fabio Cortese all’arrangiamento e programmazione degli archi. Il brano è un geniale omaggio al sommo pittore  ed il tappeto sonoro è davvero splendido … proprio come un dipinto.
In questo viaggio fatto di 10 canzoni e quaranta minuti di adorabile musica sono entrato dentro il mondo artistico di Gianfilippo Boni.
E così, dopo aver sostato per anni fuori dalla porta ed averlo comunque apprezzato per il lavoro fatto nei dischi altrui,  finalmente ho avuto accesso alla sua poetica visione delle cose.
Un Artigiano della Musica: questo è in sintesi Gianfilippo Boni.
Una Grande Persona.


domenica 1 maggio 2016

Donny Hathaway: "EVERYTHING IS EVERYTHING



EVERYTHING IS EVERYTHING  è uno straordinario album di soul. Tra accenti rhythm & blues e qualche spruzzata di funky,  questo disco del 1970,  è un magnifico viaggio onirico che celebra l’arte  di fare una musica che ormai non esiste più.
Donny Hathaway già a tre anni d’età cantava i gospel  in chiesa assieme alla nonna.
Possiamo dire, a ragione, che  sia stato il più giovane cantante gospel degli interi Stati Uniti D’America.
La morte se lo porta via,  a soli trentatré anni,  nel gennaio del 1979: una morte strana. Perché Donny viene ritrovato privo di vita sul selciato davanti ad un Hotel  di New York dove aveva alloggiato. Ufficialmente il caso venne archiviato come suicidio. Donny si sarebbe buttato dal quindicesimo piano. Ma pochi, tra quelli che lo conoscevano,  hanno mai creduto sino in fondo a questa tesi. Cosa sia successo veramente in quella notte del 13 gennaio 1979 non lo saprà mai nessuno.
“EVERYTHING IS EVERYTHING”  fu il suo disco d’esordio.  Prodotto dall’Atlantic Records nel 1970 è uno dei dischi di soul più belli di ogni epoca. Un disco nel quale con arte cristallina Hathaway svaria dal funky al blues, dal soul puro ai ritmi proprio della tradizione  afro-americana.
Un disco che, purtroppo, conoscono i pochi cultori di un genere che, ai nostri tempi, pare essere finito nel dimenticatoio.
Ed è un peccato.
Perché  le canzoni da lui scritte per questo  disco, come VOICES INSIDE (EVERYTHING IS EVERYTHING),  SUGAR LEE, THANK YOU TO THE MASTER (FOR MY SOUL), THE GHETTO, TRYIN’ TIMES,   sono  autentici gioielli di una purezza e bellezza incomparabile. Sono canzoni che mandate a tutto volume riempiono le nostre stanze di splendidi suoni e  creano atmosfere uniche.
Basterebbe chiudere gli occhi e in men che non si dica saremmo anche noi a ballare, lì in quel cerchio che c’è sulla copertina del disco, lì nel GHETTO di St. Louis, in Missouri,  lì con Donny & i suoi ragazzi  … nel cerchio della vita vista con gli occhi del soul. Dell’anima.




(VOICES INSIDE - EVERYTHING IS EVERYTHING)


sabato 30 aprile 2016

Matteo Schifanoia "LO SCAPOLO"


“LO SCAPOLO” è  l’album d’esordio del cantautore Matteo Schifanoia.
Dopo una lunga gavetta passata a suonare “live” Schifanoia  compie il grande passo e manda alle stampe questo disco.
In otto canzoni e poco più di 30 minuti di musica viene concentrata l’arte di quello che lo stesso Schifanoia battezza il “CANTASSURDAUTORE”. Non un cantautore qualsiasi. Ma un cantautore dell’assurdo.
Proprio così.
Le canzoni di Schifanoia sono uno spingere swing, jazz e piano bar al massimo, con testi dove l’assurdo mette la freccia e sorpassa anche l’ironia, che di base poi è la farina dell’impasto di tutto il disco: così nasce il primo album in Italia ad opera di un “cantassurdautore”.
Schifanoia detiene  il copyright di questa definizione. L’ha forgiata lui e se l’è messa addosso.
Il disco è stato realizzato e registrato negli studi di Perugia  dalla Urban Records per mano di Diego Radicati e Simonfrancesco Di Rupo. L’ufficio stampa è quello, ottimo, della Protosound Press di Paolo Tocco.
Il disco si apre proprio con la canzone che da il titolo alla intera raccolta: LO SCAPOLO. Canzone dal testo impregnato di ironia è il pezzo che è stato scelto come singolo per il lancio del disco. Il video della canzone, realizzato dalla Farm Studio Factory  con la regia di Alberto Fabi,  tiene bene il ritmo del cantassurdautore e ne rappresenta appieno  il significato.
Segue UNA CRISI ROCK che, a parere mio, è il pezzo più  geniale in assoluto del disco. Una grande canzone,  veramente stupenda che, con quel refrain “E’ una crisi rock rock rock  / presto tutti quanti saremo un po’ più pop / è una crisi rock rock rock / mamma mia che shock / abbiamo fatto il bot “  regala sensazioni veramente divertenti e positive.
NOTTE SERIA ha ritmi soffusi da piano bar che rallentano il vorticoso ritmo che ha sin qui contraddistinto l’album.
COSTA MENO…   è una divertente visione  dei matrimoni … visti dal punto di vista delle “tasche” -cioè delle finanze- dello scapolo, che ha troppi inviti ai matrimoni e non sa come fare fronte a  tutti i regali.
Dopo la “sagra dell’ironia”,  che ci ha accompagnato per le prime quattro tracce,  il disco vira di rotta in maniera improvvisa con la “piano-song” SANTA LA BELLA STELLA STANCA. Un pezzo stupendamente poetico che dimostra, a conti fatti, che Schifanoia è sì un "cantassurdautore" ma prima di ciò è un cantautore  di razza: non solo capace di farci divertire, ma anche in grado di toccarci nel profondo le corde del cuore. Un pezzo Magnifico con citazione d’obbligo per l’ottimo sound di Giacomo Tosti al pianoforte.
GUARDAROBA IMPAZZITO e LOLITA sono canzoni che ci riportano ad atmosfere decisamente più ironiche e scanzonate mentre UN SOGNATORE IN BIANCO è una canzone swing davvero ispirata. Tutta la banda che accompagna Schifanoia nel disco macina al massimo della potenza: così se il titolare del disco presta alla causa la sua voce e la sua chitarra abbiamo Alessandro Ricci alla batteria, Roberto Gatti alle percussioni, Alessandro Bossi al basso, Lorenzo Baldinelli alle chitarre, il già citato Tosti alla fisarmonica e pianoforte, Rossano Emili e Francesco Angeli al sax, Alessia Donatelli al trombone, Daniele Francia alla tromba con diversi altri amici intervenuti nei coretti e la supervisione artistica di Laura Velardi.
Nel complesso l'opera prima del "Cantassurdautore" è da valutare in maniera più che positiva: unire la sapiente arte del cantautore all'arte di divertire con testi ironici e legati a filo stretto coi tempi che corrono non è certo operazione semplice e Schifanoia dimostra tutto il suo valore.
Un disco che mostra nelle due canzoni che più mi hanno impressionato (CRISI ROCK e SANTA LA BELLA STELLA STANCA)  entrambe le  facce del cantautore e del cantassurdautore  Matteo Schifanoia ...  uno che ha talento. Per certo.

(LO SCAPOLO)







lunedì 18 aprile 2016

Marco Cantini - SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO


Marco Cantini,  cantautore fiorentino classe 1976, dopo l'esordio discografico del 2010 con l'album "Sosta d'insetto" manda alle stampe proprio in questo mese di aprile 2016 il suo secondo disco dal titolo SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO.
Un disco che definisco "denso", che fa riflettere molto,  perché racconta storie che lasciano ampio spazio a più di una riflessione.
SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO è un concept album che racconta la vicenda di un professore precario di origine bolognese che si ritrova in sogno ad intraprendere una sorta di viaggio onirico partendo dalla Bologna del 1977, passando per le lotte studentesche, le radio libere, l'uso delle sostanze stupefacenti.
Il racconto, che Cantini  struttura con un PROLOGO, un INGRESSO NEL SOGNO, e tre atti a seguire denominati rispettivamente BOLOGNA '77, INCONTRI e RISVEGLI  ricostruisce in maniera precisa un contesto storico - un momento storico - particolare per la storia della nostra Repubblica. 
Sono 15 le tracce di questo disco che, in poco meno di un'ora,  ci porta a fare un viaggio indietro nel tempo. E' un grande lavoro quello fatto da Cantini in collaborazione con Gianfilippo Boni che è il produttore artistico dell'album.
E se Boni è una certezza in fatto di "produzioni" ciò che colpisce subito al primo ascolto del disco è la profondità del messaggio che Cantini ci manda tramite le sue storie.
E' davvero un disco ricco di storia del nostro paese: con i suoi guai e le sue contraddizioni.
Perché alla fine,  se lo specchio riflette il triste destino del professore che si ritrova ad essere insegnante precario solo perché non ha "santi in Paradiso" l'immagine dell'uomo che sconfitto e vinto prende la decisione di lasciare questo paese è l'immagine riflessa della sconfitta di un paese intero che non ha futuro.
E così dall'iniziale CENTRALE DEI DESIDERI  passando per splendida ballata STOCK 84  - dove viene ricordata una Bologna assediata dai carri armati mandati dall'allora ministro dell'Interno Cossiga per placare i movimenti studenteschi - il sogno del professore entra nel cuore degli anni settanta.
Il tappeto sonoro che avvolge il viaggio del professore è magnifico: oltre alla chitarra e voce di Marco Cantini ci sono Tiziano Mazzoni alle chitarre acustiche,  Maurizio Geri alle chitarre classiche, lo stesso Gianfilippo "Mago" Boni al piano, Lorenzo Forti al basso, Claudio Giovagnoli e il suo splendido sax, Gabriele Savarese al violino e archi, Fabrizio Morganti alla batteria, 
DOPO LA RIVOLUZIONE racconta la fine della storia dei movimenti studenteschi e qui musicalmente entrano anche la splendida voce in controcanto di Silvia Conti e l'organo hammond di Lele Fontana ad arricchire il già splendido suono sin qui ascoltato. Ottimo il sax di Giovagnoli.
In TRANCHES DE VIE  si racconta la prima esperienza con l'eroina e quel modo sbagliato di cercare  e sciogliere "nei tre grammi di bianca" tutti i problemi dell'esistenza: questa è una bellissima ballata, uno dei pezzi da novanta di questo disco: alla chitarra acustica c'è Paolo Amulfi.
Si passa quindi a CINQUE RAGAZZI  canzone che narra la nascita di una storica rivista di satira "Cannibale" a cura di Filippo Scozzari, Andrea Pazienza, Massimo Mattioli, Stefano Tamburini e Tanino Liberatore. Ospiti alle voci in questa canzone sono Erriquez della Bandabardò e Luca Lanzi della Casa Del Vento. Ospiti alla chitarra acustica sono Bernardo Baglioni (che ricordiamo a Cabiate con il nostro Max Larocca) e Alessandro Bruno, mentre è ottima anche la fisarmonica di  Giacomo Tosti.
Un capitolo a parte Cantini lo dedica ad Andrea Pazienza a cui è ispirata un'altra splendida ballata intitolata appunto PAZIENZA. Superba canzone densa di vere emozioni: in questa canzone è ospite alla chitarra acustica Maurizio Geri.
In TECHNICOLOR  il sogno del professore approda  all'epoca delle tv commerciali del Cavaliere. A dar manforte a Cantini in questo episodio del viaggio sono: la cantautrice Giorgia Del Mese alla voce, Francesco Moneti al violino e Lele Fontana all'organo hammond.
La meta successiva del viaggio è una tappa dedicata  a Pier Vittorio Tondelli e al suo "Altri Libertini" romanzo cult di quegli anni ottanta a cui Cantini dedica il brano  SOFFIA PROFONDO, PIER. In questo brano a dar manforte a Cantini c'è l'inconfondibile voce del nostro Massimiliano Max Larocca.
Quindi  si finisce a casa della pittrice Frida Kahlo che Cantini ricorda né  L'ESILIO canzone che in veste "minimale" regala il fascino della voce di Letizia Fuochi e delle chitarre classiche di Riccardo Galardini.
C'è tempo per rivedere in sogno Federico Fellini cui è dedicato il brano VITA E MORTE DI FEDERICO F. con ospite ancora Silvia Conti alla voce, Baglioni alle chitarre e Fontana con il suo hammond  per poi ricordare il dadaismo nel brano CAFE' DE LA TERRASSE con la sola chitarra di Geri ad accompagnare la voce di Cantini.
E così il professore finisce il suo viaggio in FUORI DAL SOGNO brano chiave del disco che acnora vede i soli Cantini e Geri all'opera. Qui Cantini mette in bocca all'uomo tutta l'amarezza che lo spingerà lontano da tutto quanto ha rivisto. Lontano dal suo paese.
Così PRELUDIO ALL'ADDIO (con Marcello Parrilli a sostenere Maurizio Geri alle chitarre acustiche)  è il passaggio doloroso che ci porta alla conclusiva IN PARTENZA con Marco Spiccio al piano... e gli ultimi versi del professore sono da sequenza cinematografica: 
" Siamo pesci convulsi girati su un fianco. Boccheggianti al tramonto. E questo è il paradosso: pensa liberamente. Ma obbedisci per sempre."
Alla resa dei conti questo   SIAMO NOI QUELLO CHE ASPETTAVAMO si rivela un disco di grande spessore che ha l'innegabile pregio di unire ad una splendida colonna sonora una più che valida sostanza letteraria.
Cantini è un fine cantautore. 
Uno di quelli che ti prende per mano e ti porta dentro una storia, un viaggio, un sogno.
E dopo che hai viaggiato, e hai assaporato i versi amari di un passato fatto di sogni infranti nel presente, non puoi che stringere la sua mano e dirgli: "Grazie amico. Mi hai fatto vivere una splendida lezione di Storia del Passato del nostro Paese. Un pezzo di quella che da un altro punto di osservazione puoi anche chiamare "La Meglio Gioventù".






(Marco Cantini - PAZIENZA)








domenica 20 marzo 2016

"UN MISTERO DI SOGNI AVVERATI" tra l'amico Max e la RIMPATRIATA 2016 !!!





(Quelli della 5/A I.TC. Jean Monnet Mariano C.se  1989/1990)




“UN MISTERO DI SOGNI AVVERATI”  ovvero Massimiliano Larocca canta Dino Campana è uscito ed è stato presentato per la prima volta lo scorso venerdì 11 marzo presso la libreria IBS di Firenze proprio di fronte al Duomo … e nella stessa sera io mi ritrovavo a Cantù ,  26 anni dopo l’anno del diploma,  con i miei compagni della 5/A dell’I.T.C. Jean Monnet di Mariano Comense.
Un incrocio di date e di eventi che, per come intendo io le cose della vita, non ha niente di casuale.
Ma anche questo titolo "UN MISTERO DI SOGNI AVVERATI" (verso tratto  dalla poesia "Une Femme qui Passe") a ben vedere ha a che fare con un sogno avverato ... cioè il mio di poter partecipare alla RIMPATRIATA 2016.
A Massimiliano e alla sua musica mi legano ricordi fantastici ed emozioni davvero forti.
Quella domenica del giugno 2007 quando venne da Firenze per suonare qui da noi il “nostro” primo TONNUTO HOUSE CONCERT  resta per me indimenticabile.
Ma questo 11 di marzo dell’anno di grazia 2016 era un giorno tanto  atteso dopo che, a causa dell’influenza, avevo perso l’occasione di poter rivedere i miei compagni nell'edizione 2015 della rimpatriata …
Ho contato prima i giorni e poi le ore … ho rischiato ancora di essere “contaminato”  dai miei figli che hanno deciso di ammalarsi in coppia proprio a metà di quella settimana lì …
Ma alla fine ce l’ho fatta destinazione UNICO-Cantù …  ed  è stata RIMPATRIATA anche per me: il sogno avverato.
Così,  se è stato un enorme piacere rivedere chi col tempo ho avuto comunque l’occasione di rincontrare (seppur brevemente) come Cinzia, Eleonora, Alberto, Davide, Marco e Tiziano,  è stato veramente grande rivedere chi non vedevo da più di vent’anni come Angela, Barbara, Franca, Giovanna, Giusy, Natalia,  Carlo, Fausto, e Pino. Così come è stato un grande piacere conoscere Max.
E’ stata una serata molto forte dal punto di vista emotivo. Davvero bella.
Forse chi l‘aveva già vissuta l’anno prima avrà avuto meno “problemi” a gestire la cosa. Per me è stato un autentico “tsunami emotivo” … ho stretto mani scambiato baci e abbracci … ma quanto bello è stato ?
In quegli anni dal 1985 al 1990 con questi ragazzi abbiamo condiviso tante cose.
Ma come mi faceva notare l’amico Carlo quei tempi al Jean Monnet furono anche duri, per certi versi. Una scuola “severa”  che, all’epoca, forse ci rubò  un po’ di serenità tanto che, mi diceva lui,  non è che avesse poi così gran bei ricordi di quel periodo.
Io, personalmente, quell’atmosfera di classe me lo sono ripresa tutta in questi due anni di “condivisione” virtuale (su whatApp) e poi reale col ritrovo “fisico”.
Una cosa davvero grande quella che è stata fatta.
Un’unità di intenti davvero grande  laddove,  spesso, divergenti modi di vedere portano a far perdere la strada.
Ho (ri)trovato persone fantastiche, davvero fantastiche. E penso veramente che l’essere usciti tutti insieme da quella scuola sia lì a testimoniare che siamo tutti un po’ tosti …
Così tosti da ritornare in pista dopo più di vent’anni. Fantastico!!
In quelle stesse ore, a Firenze, il buon Max presentava il suo disco.

Anzi ... molto più di un disco di musica.
A ben vedere “UNA MERAVIGLIA DI SOGNI AVVERATI”  è , prima ancora, un audiolibro di poesia. 
Il mio buon Max rimette mano ad un suo antico amore: quello  per Dino Campana, il poeta pazzo di Marradi e della sua splendida opera poetica dei “CANTI ORFICI”.
E il tributo che Larocca offre alla memoria di Campana è uno di quelli destinati a durare nel tempo. A durare in eterno. Come eterni sono i versi del poeta toscano.
Il grande merito di Larocca è quello di riportare al nostro tempo gli splendidi versi di Campana.
Il progetto “Dino Campana”, come detto,  Massimiliano Larocca l’aveva già velocemente esplorato in un primo lontano e giovanile disco autoprodotto nel 2001. Un lavoro che, di soppiatto, era giunto alle nostre orecchie e si era dimostrato validissimo seppur un po’ “acerbo”.
Ora, a distanza di quindici lunghi anni, Larocca ha rimesso completamente mano al progetto iniziale e l’ha ripresentato completamente vestito di nuovo,   ampliato nei suoni e nei contenuti.
Nel disco del 2001 vi erano otto canzoni e la durata era di circa venti minuti.
Nell’edizione attuale le canzoni sono tredici per oltre quaranta minuti di pura poesia musicata.
Alle otto canzoni della prima edizione, LA PETIT PROMENADE DU POETE, VIA AMAI NELLA CITTA’ DOVE PER SOLE, BARCHE AMORRATE, BATTE BOTTE, LA SERA DI FIERA, TRE GIOVANI FIORENTINE CAMMINANO, FANTASIA SU UN QUADRO D’ARDENGO SOFFICI, GENOVA, si aggiungono ora UNE FEMME QUI’ PASSE, POESIA FACILE, L’INVETRIATA, IL RUSSO e la conclusiva IN UN MOMENTO.
Tredici gemme, tredici gioielli. Perché se è verità storica ed innegabile che le poesie del “Poeta Pazzo di Marradi” sono  capolavori della cultura italiana, il lavoro di Max e dei suoi compagni di avventura è altrettanto splendido.
Con  Larocca  e la sua inconfondibile voce e chitarra sono della partita anche  il Maestro Riccardo Tesi all’organetto, Antonio Gramentieri alle chitarre, Diego Sapignoli alla batteria e percussioni,  Francesco Giampaoli al basso elettrico, Daniele Biagini al pianoforte, l’immancabile Gianfilippo Boni alle tastiere, Claudio Ascoli  voce in “Genova”, Serena Benvenuti alla voce harmony.
Ospiti speciali sono la splendida Nada voce recitante ne “La sera di fiera” , il cantautore australiano Hugo Race voce recitante ne “Il russo” ed infine il cantautore Cesare Basile voce e chitarra tenore in “Poesia Facile”.
Una citazione doverosa la merita anche il pittore Enrico Pantani che ha illustrato la copertina e il libretto del disco.
Tra le meraviglie di questo disco ho nel cuore dalla precedente edizione in particolare GENOVA, VI AMAI NELLA CITTA’ DOVE PER SOLE, LA SERA DI FIERA  tutte canzoni che anche  in questa nuova veste sono tra i punti di forza del disco. A queste si aggiungono, nel mio personale giudizio,  le splendida UNA FEMME QUI PASSE e IL RUSSO. 
Ma di tutto il lotto, la canzone/poesia che chiude il disco,  IN UN MOMENTO è quella che più amo. Una poesia stupenda che Massimiliano  mette in musica in maniera splendida. Una canzone, una poesia,  che ha un cuore dentro.
Questo lo splendido testo della poesia di Dino Campana, il Poeta  Pazzo di Marradi

IN UN MOMENTO
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

P. S. E così dimenticammo le rose.



Metto giù il metro della vita e, giunto in prossimità delle 45 primavere, posso anche dimenticare qualche particolare delle mie vicende umane ma non dimenticherò (per esempio) mai la prima volta che ho ascoltato questa canzone:  il tardo pomeriggio di  venerdì   11  marzo  2016  proprio poche ore prima della Rimpatriata 2016 con i compagni delle superiori.
Mi porto dentro tutti speciali i baci e gli abbracci di questa RIMPATRIATA 2016 prima di ritornare a casa ... e quando passando a due passi  dall’1&35 ho incrociato una comitiva di ragazzi che usciva schiamazzando proprio dal locale  canturino tra me e me ho pensato forte dell'ultimo speciale abbraccio … chissà che tra venti e più anni   possiate farla anche voi una bella rimpatriata così … chissà la vita possa dare anche a voi (della generazione iphone) la fortuna, ma anche la capacità e la voglia,  di trovare ancora forte la giusta via, quella che serve a coltivare e tenere sempre vivi i  rapporti umani. L'unica via per la felicità.
11 marzo 2016.
(Un giorno nella vita)

(Max Larocca - Cabiate -Tonnuto House Concert 10/06/2007)