sabato 2 luglio 2016

Tony Cercola: PATATRAC !


Tony Cercola (vero nome Antonio Esposito) è una "Leggenda" tra i percussionisti dell'italico stivale.
Già attivo sin dagli anni settanta al fianco dei più grandi esponenti della musica d'autore made in Napoli (Pino Daniele, Eduardo ed Eugenio Bennato, Tullio De Piscopo, Tony Esposito) Cercola ha mandato alle stampe, nel corso degli anni, diversi dischi a suo nome.
In questo anno di grazia 2016  Cercola torna a pubblicare un nuovo disco nel quale, a fianco di otto nuove composizioni originali, ripropone alcuni dei suoi più grandi successi con l'aiuto di amici di vecchia data e ragazzi delle nuove leve.
PATATRAC !, questo il titolo del nuovo lavoro di Tony Cercola, mescola in dodici canzoni e quaranta minuti di musica tutte le suggestioni tipiche della musica che si affaccia sulle acque del Mediterraneo. Con l'aiuto di Gino Magurno (che ha scritto, arrangiato e prodotto artisticamente i brani inediti) Tony Cercola azzecca la perfetta commistione tra la tradizione tipica della musica napoletana e le musiche di altre realtà del bacino del Mediterraneo che così  interagiscono tra loro in maniera splendida.
Il giornalista Sandro Petrone, un tempo, definì  Tony Cercola come "il percussatore" ... e, se questa definizione, ormai calza a pennello sulle spalle del nostro, Cercola dimostra con PATATRAC!   di essere anche un grande alchimista.
Dall'iniziale E PATATRAC! che lo vede all'opera accompagnato dalla voce (splendida) di Roberta Albanesi, passando per TIEMP' TIEMP' dove troviamo ospite Eugenio Bennato, alla splendida OJOS dove ci sono come guest Mimmo Cavallo e l'artista brasiliana Lea Costa il respiro di questo disco è il respiro stesso del mare Mediterraneo.
Ci sono ritmi che restano in mente subito, canzoni che arrivano al cuore. Se chiudi gli occhi e mandi a manetta OJOS ti potesti risvegliare sulle rive del mare in qualsiasi parte del Mediterraneo o a Rio De Janeiro sotto l'ombra del Cristo del Corcovado. 
La musica che Cercola porta nelle case è Magia allo stato puro.
In MI OPIO c'è alla voce l'argentina Ana Rita Rosarillo ed  il viaggio "etnico" di PATATRAC! prosegue a gonfie vele. Ancora la Rosarillo, questa volta con il siracusano Ugo Mazzei ritorna in COMPASION.
Ugo Mazzei e Gino Magurno sono insieme nella splendida  'E CAI'  'E CAI'.
PILA PILA vede alla voce  il libico Esharef Ali Mhagag e l'atmosfera che si respira è sempre più universale.
In BABBASONE i napoletani Malacrjanza ci accompagnano in una danza che ha ritmi da new-folk-revival. Un canzone splendida.
Quindi i catanesi Original Sicilian Style  leggono a modo loro NERA NERA che è, a parere mio, la miglior performance in assoluto dell'intero disco. Un testo davvero ispirato si accompagna qui ad un'interpretazione davvero superlativa.
LUMUMBA vede il romano Paky Palmieri e il senegalese Laye Ba alle prese con un ballo etnico che non avrebbe sfigurato in un disco tipo quelli editati da Dr. John ai tempi di "Zu Zu Soiree".
Gli italo-spagnoli Max Russo & Divinos si cimentano in una movimentata e deliziosa MAMBO RAI, brano dal grande ritmo.
Chiudono le danze di PATATRAC!  i romani Wireframe con SONG INSPIRATION  che modifica un po' il ritmo etnico, fin qui filo conduttore del disco, per introdurre una buona dose di musica elettronica e campionamenti vari.
Alla fine dell'ascolto ciò che resta dentro è proprio la splendida e cristallina bellezza di questi suoni che sono puri, scevri da ogni orpello, e che nella loro essenza regalano emozioni vere.
Grande  merito, quindi a Tony Cercola, perché questa musica, la sua musica, (che non ha nulla di commerciale) parla direttamente al cuore di chi avrà  la fortuna di potercisi accostare.
Musica fatta con l'anima.










mercoledì 15 giugno 2016

LOHREN - "Felici di niente"


LOHREN è il nome artistico scelto da Giulia Lorenzoni e Luca Zadra per "battezzare" il loro progetto musicale: un duo,  batteria e voce, abbastanza inconsueto. 
Questo progetto parte da basi solide: validissime liriche in prima battuta e poi a seguire l'ottima voce di Giulia che, tra effetti più o meno "distorsivi",  è un'arma assolutamente vincente.
Il loro disco d'esordio FELICI DI NIENTE si compone di 16 tracce per poco meno di cinquanta minuti di musica.
Lo stile musicale è vario. E qui inserirli "under file" è abbastanza difficile. Un ottimo mix tra musica d'autore, musica leggere con venature di una buona dose di swing e jazz. Una musica che gira a trecentosessanta gradi intorno alla più pura musica d'autore.
Particolare  anche la scelta della foto di copertina del disco che vede i due giovani ragazzi romani brindare alla "felicità di niente"  completamente svestiti, presentandosi al pubblico esattamente così come mamma li ha fatti.
L'immagine, suggestiva, ad opera di Giulia De Filippis  evoca poi il concetto che è alla base di tutto il lavoro: cioè esaltare la semplicità delle cose e farlo con quell'intelligenza e arguzia tipica di chi rende semplici le cose "difficili".
L'intuizione del "titolo"  FELICI DI NIENTE è ad opera dell'illustre Maestro Luciano Michelini a cui i Lohren dedicano l'intero disco.
Delle sedici tracce che compongono il disco 14 sono brani originali del duo romano mentre due sono le cover presenti: SFIORIVANO LE ROSE dell'indimenticabile Rino Gaetano e MALAIKA celebre love-song  del cantautore keniota Fadhili William.
E già le scelte delle cover fanno intuire che Giulia e Luca  hanno una solida cultura musicale. Hanno scelto canzoni particolari e assolutamente non banali.
Registrato presso gli "Orange Studio" con la direzione artistica di Luigi Piergiovanni - deux ex machina della casa discografica Interbeat che ha prodotto il disco - al disco hanno partecipato anche diversi giovani artisti romani: Fabio Zaninotto alla chitarra,  Carlo Senna al theremin, Ludovico Franco alla tromba, Lorenzo Nanni alla fisarmonica, Tobias Nicoletti, Emanuele Guarnieri alle percussioni bantu nel brano MALAIKA, e Luca Lorenzini agli effetti speciali.
Tra le canzoni da ascoltare assolutamente ci sono OGGI NO e INSONNIA che sono state fatte oggetto di uno stupendo video musicale, le già citate MALAIKA, SFIORIVANO LE VIOLE, SOLITUDINE, LA DANZA DELLA PIOGGIA ... per citare quelle che più  mi hanno colpito.
Quello dei Lohren è un progetto valido. Musica Nuda. A tutto tondo.








(Lohren - Oggi no/Insonnia)










giovedì 2 giugno 2016

Glenn Jones - FLEETING


Degno erede di un genere chitarristico denominato AMERICAN PRIMITIVE GUITAR Glenn Jones, artista americano classe 1953, arriva con questo FLEETING a pubblicare il suo settimo disco da solista.
Allievo della "Takoma School" del grande John Fahey  di cui Jones fu grande amico, e l'eredità del quale rivive sempre nelle note della sua chitarra,  Jones è stato anche il fondatore del gruppo  di musica strumentale CUL DE SAC attivo nei primi anni novanta.
Per registrare questo nuovo lavoro Jones ha scelto di ritirarsi, ospite di amici,  in una casa sperduta nei boschi presso il Rancocas Creek a Mount Holly, nel New Jersey.
E proprio l'atmosfera bucolica che ha circondato le registrazioni del disco, considerato anche che la casa non aveva alcuna insonorizzazione e pertanto  i rumori della natura sono stati presi in diretta, conferiscono all'opera un suono "unico e raro".
Dieci splendide composizioni per poco meno di quaranta minuti di una musica che definire "pura" è un eufemismo. 
Un musica davvero "libera" da ogni orpello e che, ascoltata con la giusta attenzione. consente di percepire in pieno la straordinaria perizia chitarristica di Glenn Jones e del suo fingerpicking eseguito con accordature fuori dai canoni convenzionali.
Una straordinaria sequela di suoni che mettono davvero l'ascoltatore in contatto con una Musica Superiore.
Nel disco trovano spazio solo le note della chitarra e del banjo di Glenn Jones che, nell'occasione, è stato coadiuvato dall'ottimo lavoro di Laura Baird che si è occupata della registrazione dell'opera.
Nelle dieci tracce del disco trovano spazio due canzoni PORTRAIT OF BASHO AS A YOUNG DRAGON e  CLOSE TO THE GROUND dedicate a due "Eroi" musicali a cui Jones concede il giusto tributo: prima allo straordinario chitarrista Robbie Basho scomparso già da anni e poi all'inglese  Michael Chapman in ricordo di una notte di musica insieme ad Amsterdam nel dicembre del 2014.
Ci sono poi due brevissimi pezzi eseguiti con il banjo CLEO ASLEEP  e CLEO AWAKE che Jones dedica alla piccola Cleo figli di suoi amici.
Strepitose per incedere e ritmo sono l'iniziale FLOWER TURNED INSIDE-OUT, GONE BEFORE e MOTHER'S DAY  mentre il pezzo  IN DURANCE VILE ispirata dagli scritti del russo Wassily Kandisky ha rimembranze decisamente più inquietanti e a tinte piuttosto fosche.
In SPOKANE RIVERS FALLS, che vede Jones impegnato al banjo,  si rievoca il luogo della nascita e il suono della cascata d'acqua accompagna le note finali della registrazione. Stupenda.
Chiude il disco JUNE TOO SOON, OCTOBER ALL OVER  una formidabile "ninna nanna" nel contesto sonoro della quale trovano spazio i suoni della natura registrati in presa diretta: lo splendido cantico dei grilli notturni che, in sottofondo,  accompagnano tutto il pezzo  e il cinguettio degli uccellini che si svegliano alle prime luci dell'alba sono, immerse nelle note della chitarra di  Jones, una esperienza d'ascolto davvero unica e rara.
Come unica e rara è la perizia di Glenn Jones.
Un Gigante.

PS Il disco è dedicato da Jones alla memoria della madre Audrey scomparsa nell'aprile 2015.



(GLENN JONES - FLOWER TURNED INSIDE-OUT)



(GLENN JONES - MOTHER'S DAY)















 




LEDI - Cose da difendere


"COSE DA DIFENDERE" è il titolo con cui il cantautore italo-albanese Ledi  ha mandato alle stampe la sua opera prima.
L'album, che è uscito nei primi giorni di maggio, si compone di nove tracce autentiche (testo e musica)  di Ledi spalmate in poco più di trenta minuti di ottima musica.
Se, nella struttura, le composizioni di Ledi si possono tranquillamente catalogare under-file "cantautorato puro" il tappeto sonoro sul quale queste liriche si vanno a svolgere è molto variegato.
Il suono con cui Ledi veste le sue composizioni contempla, al fianco a strumenti come chitarre acustiche, basso, violoncello e clarinetto, anche una buona dose di componente elettronica.
Un'elettronica "buona", che è al servizio delle liriche, ed è funzionale al progetto senza invadere lo spazio degli strumenti più "puri" del cantautorato acustico.
La canzone che titola l'intero lavoro COSE DA DIFENDERE è anche la prima del disco. E subito l'ottimo lavoro di Chiara Enrico e Ledi alla consolle dell'elettronica invade la stanza con suoni che evocano alla mia memoria echi di lavori lontani che ho amato (Battiato, Alice, Carboni ... tra i tanti che hanno utilizzato la componente elettronica per movimentare il loro suono e rendere epiche le loro composizioni). Le liriche di Ledi sono molto intimistiche e viaggiano sul confine dove l'animo ha le "proprie" cose care che vanno difese. Magistrale nello stendere pensieri molto complessi e tematiche profonde.
TELEMACO racconta lo svolgersi di una vicenda umana molto travagliata la cui conclusione, nella strofa  "Non servono eroi / ma padri.",  racconta della solitudine di madri e figli allorché i padri mancano come conseguenze di "guerre che non scelsi". Toccante.
In PENELOPE il ritorno dell'amato  è anche il ritorno della donna alla sua condizione di Regina della Casa. "Dove hai imparato che il prezzo del suo eterno / lo paga caro la schiena di una donna / dove d'autunno le vene delle foglie / dicon di te e di primavere smorte / ed anche un altro inverno / Penelope lo sai stanotte tornerò / e ti darò l'amore, e tornerai Regina."
DEVO TORNARE AL NORD è un'altra bella ballata dove l'elettronica veste le liriche di Ledi in maniera scintillante. Le  improvvise accelerazioni del ritmo della musica e dei vari campionamenti degli accordi regalano momenti di musica eccelsa. Ritorna Penelope perché proprio "al nord" "tra i suoi campi di grano / che di Penelope hanno gli occhi" e ritornato versi splendidi che, alla fine regalano un immagine suggestiva e malinconica: "devo tornare al nord dove oceani di rabbia / dal petto strappano la pace / per non morire in cassetti, vuoti / come cose dimenticate."
In UN TEMPO  Ledi  contempla e racconta le vicende che si legano a quel concetto cui diamo il nome di "tempo":"e freme tutto dentro / se non ti basta il tempo."
NAUSICAA  mette in evidenza , se ce ne fosse ancora bisogno giunti a questo punto del disco,  la straordinaria vena poetica che si allunga, come le ombre della sera,  sulle liriche di Ledi. Un artista che riesce a mettere i sentimenti dentro le storie che racconta. E nascono così versi stupendi come questo: "E allunghi la notte / perché tu sai che quando crolla il giorno / si vedono le rose / tu sai che quando soffia il vento / risuona molte cose."
COM'ERA PRIMA  ha il dolce incedere di una ballata mista tra i ricordi e le nostalgie: "se ripensiamo a com'era prima / quando tutto era facile / quando i rivoli di sole tra le dita riposavan tra di noi."
QUELLO CHE STA IN ARIA  ha un refrain fra i più piacevoli del disco "alla pazzia di non provare ad amarmi / preferisco quella di provarci almeno un po' / alla pazzia di non provare a sognarci / preferisco quella di provarci almeno un po'." che ritorna subito alla mente dopo il breve volgere di un ascolto.
La sorpresa più straordinaria di queste COSE DA DIFENDERE  Ledi la inserisce alla fine del disco, nella conclusiva ZEMRA INE.
La prima volta che ho ascoltato il disco non sapevo nulla di Ledi, chi fosse, da dove venisse ... così ho ascoltato il disco ma, giunto alla traccia 9, non riuscivo a capire la canzone. Che dialetto era ? Che lingua era ? Poi ho letto, mi sono informato ed ho scoperto che la canzone è cantata  in lingua albanese. 
Per chiudere il disco con dentro le COSE DA DIFENDERE Ledi ha scelto di comporre e cantare l'ultima canzone nel suo idioma natale. 
E così ZEMRA IME  che in italiano significa CUORE MIO è entrata nel mio cuore passando per la via principale.
Una canzone magnifica che si apre dolcemente con un piano  che magistralmente fa da sottofondo a tutto il brano. Bellissima.
Tutte le COSE DA DIFENDERE  questo giovane cantautore le ha messe dentro questo disco ben sapendo che la musica ha il prezioso dono di essere eterna. 
E così dentro un dischetto ci sta tutto il mondo di Ledi,  un cantautore che sa raccontare in maniera chiara e lucida le dinamiche che muovono l'animo umano.



(LEDI - ZEMRA INE)





(LEDI - PENELOPE)










martedì 24 maggio 2016

Mattia Ringozzi - "PENDOLARI"


Era il mese di aprile del 2010 quando, per la prima volta, presentammo sul TONNUTO il giovane cantautore ligure Mattia Ringozzi.
All'epoca Ringozzi debuttò con il suo primo lavoro intitolato LE STRADE.
Un disco che ci era piaciuto.
Conteneva tre/quattro canzoni davvero molto belle e, di fatto, rappresentava la nascita di una nuova promessa nell'ambito della giovane leva dei cantautori italiani.
Ora, a distanza di sei anni, Mattia Ringozzi ha realizzato un nuovo lavoro. 
Le sue storie hanno sempre a che vedere con il viaggio e così se il primo lavoro LE STRADE era come una sorta di mappa della via da percorrere, questo nuovo PENDOLARI mette in primo piano i viaggiatori.
PENDOLARI si compone di nove nuove canzoni  che ci accompagnano per quasi quaranta minuti di ottima musica.
Ringozzi è degno erede dei Maestri della scena Ligure. 
Su questo non vi è il minimo dubbio.
Se l'esordio del 2010 lasciava spazio a margini di miglioramento, questi anni passati  "sulle strade" della musica ne hanno affinato senz'altro il talento.
Già dall'iniziale ballata  AMORE MIO SORRIDI  la scommessa di Ringozzi è vinta. Canzone dallo stupendo lieve incedere con un tappeto sonoro magicamente ricamato intorno ad una storia fatta di amore e di un "ritorno"  la canzone è un ottimo viatico per il resto del viaggio. Un biglietto di sola andata per il magico mondo dei Pendolari.
VECCHIA AMICA VIGLIACCHERIA è un'allegra  ballata. Tutto intorno c'è aria di festa.
L'OMBRA DELLA LUNA ci riporta ad atmosfere più intimistiche. Ci avvolgono tutto intorno i  ricordi "E la tua piazza che si fa periferia / e ti ha visto fiorire / crescere e sognare / studiare danza sì/ ma con la voglia di cantare". Splendida ballata  consacrata dalla luna.
IL MARE DI SETTEMBRE  si apre con un piano che lento introduce il lieve cantato di Ringozzi in questa ballata che, come tutte le storie di mare, raccontate da chi lo conosce bene regala forti emozioni, sia per l'ottimo tappeto sonoro, sia per l'ispirato testo di Mattia. Una meraviglia.
PENDOLARI  potrebbe un giorno diventare l'Inno di tutti i Pendolari liguri. Ringozzi con un'ottima carica ironica tratteggia in pochi minuti l'identikit del "pendolare ligure". Un'altra autentica gemma in questo sorprendente disco.
Dopo lo sferragliata ironica della canzone precedente  Mattia Ringozzi  riporta nuovamente il treno di questa sua opera su binari decisamente più poetici. Nasce così la  superlativa CERCHERO' LA TUA MANO. Ballata d'amore a tinte pastello. Stupenda.
IL FILTRO DELLA NOTTE prosegue su  ritmi lenti e riflessivi. Una strumentazione che via via riempie l'aria  partendo da poche note di piano per regalarci il momento - a mio parere - più alto del disco. Una  visione poetica stupenda quella di Ringozzi: "Ora ho trovato un buco aperto / dietro al bianco di un bicchiere / cercano di farmi mollare / occhi di vite sotto chiave / ma primavera arriverà / neve di pioppi sul viale / quel vento porta sulle scelte e sul futuro / ancora amore e libertà." Una canzone  incredibile. Una delle più belle sentite in questo 2016. Un pezzo superlativo.
TEMPO AL TEMPO che apre con un tappeto sonoro minimale, solo chitarra e voce, è un'altra bella ballata che cresce ascolto dopo ascolto. 
TRENI  la posso definire come una preghiera laica al mezzo di locomozione ? Ma certamente sì. Il viaggio qui finisce e come finire nel migliore del modi una stupenda cavalcata musicale come quella di questo PENDOLARI ? ...
L'avesse ascoltata uno come Johnny Cash che dei treni era innamorato l'avrebbe presa e l'avrebbe cantata come fosse stata sua.
Cosa dire di questo disco ? 
Che è stata una grandissima -  gradita -  sorpresa. 
Mattia Ringozzi di strada, da quel disco d'esordio del 2010,   ne ha fatta davvero tanta.
E' diventato un Cantautore con la C maiuscola e sono contento di averlo incrociato per le strade della Musica.








mercoledì 11 maggio 2016

Gianfilippo Boni: "GIANFILIPPO BONI"




Gianfilippo Boni è un autentico Artigiano della Musica: è un cantautore di vaglia ma anche  un fine musicista che incanta col suo pianoforte. Ma Boni è anche un ottimo e quotato produttore.
Nel suo “Paso Double Studio” in quel di Bagno a Ripoli, nei pressi di Firenze, sono passati molti dei dischi che ho amato e ascoltato nel recente passato.
Così quando l’altra sera, in quel dell’1&25CIRCA a Cantù, ho avuto l’opportunità di conoscere Boni di persona ho avuto la conferma di quanto di buono avevo pensato sul suo conto.
Una persona splendida Boni. Un uomo di Musica.
L’amico Massimiliano Larocca  presentandolo dal palco dello storico locale di Cantù ha detto facendo riferimento alla sua personale passione per il Cavaliere Oscuro: “Ogni Batman ha il suo Robin …” – indicando Boni -  ed è così. Realmente così. In quasi ogni passo della carriera musicale di Massimiliano c’è sempre costante la presenza di Gianfilippo Boni.
Se penso al disco d’esordio di Larocca, “IL RITORNO DELLE PASSIONI”  ricordo che lì, per la prima volta ho incrociato il pianoforte suonato da Boni. Un lavoro superbo il suo  in quel disco che fu registrato proprio al  “Paso Double Studio”. E sempre il duo Larocca-Boni produsse  il successivo album di Max, LA BREVE ESTATE.
Boni ha prodotto anche alcuni capolavori “artigianali” tipici toscani, come PICCOLE ANIME SOLE e SASSO del bravissimo cantautore Massimo Chiacchio, FOTOGRAFIE di Francesco Garito ed ha poi prestato il suo pianoforte anche alla “nostra” Giulia Millanta.
Poche settimane fa ho potuto ascoltare il nuovo – splendido - disco del cantautore fiorentino  Marco Cantini SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO. Un lavoro che Boni ha prodotto ed arrangiato insieme a Cantini stesso. Un disco che è un capolavoro.
Recentissima la sua collaborazione con lo storico gruppo toscano dei DEL SANGRE con i quali ha cooprodotto l’album IL RITORNO DELL’INDIANO. Ricordo ancora, di un vecchio album degli stessi DEL SANGRE sempre prodotto da Boni  (“… UN NOME AD OGNI PIOGGA …”), lo splendido lavoro di Gianfilippo all’organo wurlitzer nel brano MARCELLA AU REVOIR.
Ma in mezzo a tutto questo lavoro per conto di altri Boni si è ritagliato il tempo per mandare alle stampe tre dischi a suo nome.
Non conosco i primi due lavori mentre questo suo terzo disco che, come vuole la “Regola del Numero Perfetto”,  è intitolato semplicemente GIANFILIPPO BONI l’ho ascoltato diverse volte nel giro di tre giorni e già lo amo come uno di quello dei suo “fratelli toscani” (Larocca, Millanta, Chiacchio, Garito, Del Sangre).
Il disco di Boni ha una copertina bellissima che, sola, già predispone bene all’ascolto: un uomo e una donna che abbracciati ballano una musica che è senza tempo. Le illustrazioni splendide sono opera di Francesco Chiacchio (immagino figlio di Massimo) mentre il progetto grafico è di Marina Giaccio.
Sin dall’iniziale PASSANO  i testi e le musiche di Boni toccano le corde dell’animo nel profondo. Con Gianfilippo  impegnato al pianoforte e voce ci sono Lorenzo Forti al basso, Bruno Mariani alle chitarre elettriche e acustiche e Fabrizio Morganti alla batteria. La voce di Boni, in alcuni momenti,  mi ricorda in maniera assoluta il cantato di Francesco Baccini. Una voce bella ed espressiva  che mi è diventata subito familiare.
POTREI si avvale dell’ottimo clarinetto di Nico Gori che ricama in maniera splendida un pezzo che diverte per la sottile ironia che emana.
IN OGNI STANZA è una canzone di grande impatto emotivo. Racconta dell’assenza in maniera dolce e delicata. Boni si conferma un cantautore a tutto tondo. Tratteggia la storia e così nella stanza è come se ci fossimo noi. Da segnalare l’ottimo lavoro di Claudio Giovagnoli al sax soprano e Marco Fontana alla chitarra.
SENZA DI TE  riprende dolcemente il tema della canzone precedente. Ottimo il tappeto sonoro ad opera di Forti, Morganti & Mariani.
TI OFFRO  è un’altra dolce love-song che con quei versi finali “Saremo due amanti / col cuore gonfio di botte / Ci stringeremo le mani / e troveremo la notte” sigilla una bella storia d’amore.
CON LA CRISI CHE C’E’  è una canzone dal sapore decisamente più rock delle precedenti. Il brano vede, oltre al pianoforte di Boni,  il “nostro” Bernardo Baglioni alle chitarre elettrice, Donald Renda alla batteria, Giovagnoli al sax tenore e il sempre presente Lorenzo Forti con il suo basso.
SENZA DISTURBARE è una poesia mutuata in canzone. Quasi una sorta di testamento. Il testo è splendido e conferma che Boni ha una mano  “illuminata”. Nel brano il lavoro di Gianfilippo al piano, synth e di Forti al basso e chitarra.
FINTA DI NIENTE è una sorta di lettera alla persona amata. Ed è un altro momento di grande poesia. Con un ottimo lavoro delle chitarre elettriche per mano di Baglioni e Fontana.
COMPLETAMENTE SENZA è la definitiva consacrazione dell’”assenza” un tema che è evidentemente al centro del cuore pulsante del lavoro di Gianfilippo Boni. Da segnalare Guido Masi alle chitarre elettriche e l’ottimo lavoro di Giovagnoli al sax soprano.
VAN GOGH è una sorta di “fuoco d’artificio” finale con l’ospitata del Grande Stefano Bollani. Lo schieramento è il seguente: Boni alla voce e pianoforte, Stefano Bollani al piano e fisarmonica, Nicola Vernuccio al contrabbasso, Vieri Bougleux e Leonardo Boni alle chitarre acustiche, Marco Barsanti alla batteria ed Enrico Fabio Cortese all’arrangiamento e programmazione degli archi. Il brano è un geniale omaggio al sommo pittore  ed il tappeto sonoro è davvero splendido … proprio come un dipinto.
In questo viaggio fatto di 10 canzoni e quaranta minuti di adorabile musica sono entrato dentro il mondo artistico di Gianfilippo Boni.
E così, dopo aver sostato per anni fuori dalla porta ed averlo comunque apprezzato per il lavoro fatto nei dischi altrui,  finalmente ho avuto accesso alla sua poetica visione delle cose.
Un Artigiano della Musica: questo è in sintesi Gianfilippo Boni.
Una Grande Persona.


domenica 1 maggio 2016

Donny Hathaway: "EVERYTHING IS EVERYTHING



EVERYTHING IS EVERYTHING  è uno straordinario album di soul. Tra accenti rhythm & blues e qualche spruzzata di funky,  questo disco del 1970,  è un magnifico viaggio onirico che celebra l’arte  di fare una musica che ormai non esiste più.
Donny Hathaway già a tre anni d’età cantava i gospel  in chiesa assieme alla nonna.
Possiamo dire, a ragione, che  sia stato il più giovane cantante gospel degli interi Stati Uniti D’America.
La morte se lo porta via,  a soli trentatré anni,  nel gennaio del 1979: una morte strana. Perché Donny viene ritrovato privo di vita sul selciato davanti ad un Hotel  di New York dove aveva alloggiato. Ufficialmente il caso venne archiviato come suicidio. Donny si sarebbe buttato dal quindicesimo piano. Ma pochi, tra quelli che lo conoscevano,  hanno mai creduto sino in fondo a questa tesi. Cosa sia successo veramente in quella notte del 13 gennaio 1979 non lo saprà mai nessuno.
“EVERYTHING IS EVERYTHING”  fu il suo disco d’esordio.  Prodotto dall’Atlantic Records nel 1970 è uno dei dischi di soul più belli di ogni epoca. Un disco nel quale con arte cristallina Hathaway svaria dal funky al blues, dal soul puro ai ritmi proprio della tradizione  afro-americana.
Un disco che, purtroppo, conoscono i pochi cultori di un genere che, ai nostri tempi, pare essere finito nel dimenticatoio.
Ed è un peccato.
Perché  le canzoni da lui scritte per questo  disco, come VOICES INSIDE (EVERYTHING IS EVERYTHING),  SUGAR LEE, THANK YOU TO THE MASTER (FOR MY SOUL), THE GHETTO, TRYIN’ TIMES,   sono  autentici gioielli di una purezza e bellezza incomparabile. Sono canzoni che mandate a tutto volume riempiono le nostre stanze di splendidi suoni e  creano atmosfere uniche.
Basterebbe chiudere gli occhi e in men che non si dica saremmo anche noi a ballare, lì in quel cerchio che c’è sulla copertina del disco, lì nel GHETTO di St. Louis, in Missouri,  lì con Donny & i suoi ragazzi  … nel cerchio della vita vista con gli occhi del soul. Dell’anima.




(VOICES INSIDE - EVERYTHING IS EVERYTHING)